Intervista a Zona Mc

23Ott12

Inauguriamo il blog con un’intervista a cui tenevamo da tempo, dedicata al rapper Zona Mc.

Qualcuno di voi (quattro, quindi probabilmente mezza persona) l’avrà forse visto aprire un concerto degli Uochi Toki, duo rap-noise sperimentale all’attivo con la Tempesta Dischi. Zona Mc unisce bombardanti basi breakcore (e qui finisce la parte della presentazione che lega solamente parole che iniziano con la lettera b) con una valanga di concetti rappati in modo velocissimo, dilungandosi spesso nei live in complessi monologhi di freestyle retti solo dal battito del metronomo:

Il suo ultimo disco, Caosmo, esplora tematiche filosofiche post-strutturaliste, indagando in maniera estremamente approfondita la caoticità frammentaria del mondo, la pluralizzazione dell’identità sociale e le ambiguità della comunità virtuale.

Qui si può trovare l’intera discografia dell’autore (sei dischi, quasi il triplo di quelli prodotti da noi due che scriviamo nello stesso lasso di tempo, considerata la somma dei nostri anni in un rapporto di 2:1 di persone che vivono) disponibile interamente in FREE DOWNLOAD, dove “qui” indica il link a cui rimanda la prima parola “Qui”, tre righe più su, cioè lì.

Lasciamo ora spazio alle risposte di Zona Mc, ringraziandolo per la sua generosa disponibilità e restando in attesa del suo nuovo lavoro di prossima uscita.

Qual è il bilancio dell’esperienza “Caosmo” a quasi due anni dall’uscita del disco? Tempo fa abbiamo letto da qualche parte un tuo commento sul fatto che l’album non stesse ricevendo plausi nel mondo del web 2.0 (correggici se ci siamo inventati tutto): che feedback hai riscontrato?

Non ricordo, ma è strano che io abbia detto qualcosa del genere, poiché di tutti i miei album “Caosmo” è quello che finora ha ricevuto più feedback (sul web, sulle riviste, dal vivo ecc) la maggior parte dei quali positivi: per quanto riguarda la quantità dei feedback, credo che questo aumento sia avvenuto per diversi motivi, tra i quali  la collaborazione con 6  netlabels, che ringrazio ed elenco (Trovarobato Netlabel, Bitcrusher rec, Rxstnz, NukeSatori, Suonofantasma, GliAccostamentiImprobabiliDegliUochiToki) e  la collaborazione con 7 musicisti elettronici, che ringrazio ed elenco (Burla2222, Grr, GiulioEscalona, A034, Cybele, Alfredtoc, Subduxtion).

Questo aumento di feedback mi ha fatto viaggiare e conoscere quindi località, opere e persone fantastiche (che ringrazio ma non posso elencare!), per cui il “bilancio” dell’esperienza-Caosmo è sicuramente positivo!

Hai riveduto in qualche modo le posizioni filosofiche espresse in quel lavoro?

Sicuramente ci sono stati dei cambiamenti, ma non credo che siano propriamente filosofici, un esempio: dopo aver scritto quel cd ho dovuto redigere una tesi di laurea,  poi ho aperto un videoblog, e tutte queste produzioni riguardano la tematica “web 2.0.”.

Riassumendo, Caosmo critica molti aspetti del web attuale, la mia tesi porta in profondità questa critica cercando qualche soluzione teorica, il videoblog divulga gli esperimenti pratici già esistenti (in particolare le ricerche di Pietro Speroni di Fenizio sulla democrazia partecipativa online, che consiglio sempre vivamente!).

Ma in tutti e tre i casi si tratta semplicemente di raccolte di intuizioni ed informazioni su singoli aspetti del web, poiché non credo di aver ancora maturato delle precise posizioni filosofiche su questo argomento: in generale, su tanti argomenti, mi sento ancora molto dipendente da altri pensatori.

Il pensiero di Nietzsche, ad esempio, rimane lo sfondo filosofico della maggior parte delle mie riflessioni.

Hai in programma un nuovo album? In che rapporti stanno le tue nuove composizioni con quelle di “Caosmo”?

Ho appena finito di registrare un nuovo album (ancora non so quando riuscirò a pubblicarlo) che confrontato a Caosmo ha meno collaborazioni, meno breakcore, meno discorsi sul web, più rap, più storia, più narrativa ed è più immediato.

Qualcuno mi ha detto che è la sintesi di ciò che ho fatto finora.

Ti abbiamo visto qualche anno fa a Siena, di spalla ai (agli?) Uochi Toki, e siamo rimasti colpiti dalle tue elucubrazioni in freestyle. Come reagisce di solito il pubblico ai tuoi live? Subisce solamente, oppure si genera un qualche scambio?

Gli scambi avvengono sempre, di solito dopo il live: quando avvengono durante sono molto differenti tra loro, anche perché non sono io a chiederli, di solito gli interventi sono spontanei, imprevedibili.

Una volta un ragazzo di un centro sociale ha provato a mettere in rima le sue obiezioni ai miei discorsi (e non era un rapper!) e il risultato è stato un confronto fra me e lui assai divertente (il tema era: lotta ai fascisti per strada, sostenuta da lui VS ripensamento del nemico e cambiamento delle modalità di resistenza, sostenuto da me: inutile menare i fascisti per strada per lottare, ad esempio, contro la commissione europea… ecc); un’altra volta un vecchio ubriaco mi ha rubato il microfono dicendomi che voleva più musica e meno parole, e per 10/20 minuti gli organizzatori hanno cercato di togliergli il microfono mentre lui lo stringeva cantando “bella ciao”!

A parte casi estremi come questi, la maggior parte delle volte si tratta di singole frasi urlate che interrompono il mio flusso, dandomi nuovi stimoli per ripartire rielaborandoli in rima.

Che senso dai al tuo ruolo sul palco?

Non credo che il mio ruolo sul palco sia ben definito e anche per questo gli interventi del pubblico sono spesso stimoli che cerco di integrare nei live (invece gli organizzatori dei concerti vorrebbero mettere a tacere il pubblico, perché di norma ciò viene richiesto da chi sta sul palco, e quindi spesso mi trovo a dover spiegare questa cosa dal palco, in rima), ma, per capirci, mi reputo un rapper-clown-filosofeggiante.

In un’intervista del 2011 Napo (cantante degli Uochi Toki e autore della grafica di “Caosmo” commenta il progetto Avanthopperz dicendo: “in Italia ci sono una serie di persone che fanno rap definito sperimentale e si riuniscono sotto un comune insieme detto Avanthopperz, ma questo nome e questa categoria di appartenenza potrebbero vanificare i loro numerosi sforzi creativi. In ogni caso io suggerisco di concentrarsi sulle differenze più che sulle similitudini”. Che ne pensi? Sei ancora, in qualche modo, affiliato ad Avanthopperz? Quale forma/ruolo/importanza ha quel suffisso, “hopperz” – insomma, le tue radici hip-hop – in quello che fai e che senti di essere?

avanthopperz.tk è un bel progetto di un amico, Helphetoz (del gruppo Alitotetro), che raccoglie e promuove molti gruppi di rap sperimentale italiano, gruppi che spesso apprezzo e che hanno in comune solo il fatto di proporre delle musiche rap molto distanti dalle “radici dell’hip-hop” (credo proprio che Napo in quell’intervista dicesse di concentrarsi sulle differenze rivolgendosi all’intervistatore, che gli aveva chiesto musica simile alla sua, e non per criticare gli “Avanthopperz”: lui sa bene che sono già molto differenti fra loro).

Per quanto riguarda il mio rapporto con le mie radici hiphop… che dire?

A volte mentre faccio la doccia mi vengono in mente strofe di vecchi brani hiphop italiani, spesso molto scemi, ed è un automatismo che mi fa pensare che gli ho dedicato troppi anni e troppa memoria!

Nel senso: ringrazio i miei maestri, non solo per avermi insegnato a rappare, ma anche perchè persino ciò che non mi piace più, restando nella mia memoria, mi ricorda il potente ruolo mnemonico delle rime.

 Il tuo stile è enormemente complesso (del resto, la complessità era proprio una delle idee centrali dietro “Caosmo”). Le tue cascate di parole soffrirebbero a stare rinchiuse dentro grooves lineari. In questo senso, la tua apertura alla breakcore può essere considerata una necessità? È un luogo comune che la musica, per incidere davvero, debba prediligere l’impatto, la semplicità e l’emozione rispetto alla razionalità, vista spesso come “fredda”. Senti mai di perdere qualcosa nel tuo rifiuto della semplicità e dell’immediatezza?

In un certo senso potrei rovesciare ciò che dici, dicendo che la breakcore dei miei cd è abbastanza lineare, in 4/4, ed è quindi adatta al rap proprio perché meno caotica di tante altre produzioni del “genere”; e potrei anche dire che il modo in cui parlo di filosofia, in confronto a un saggio di filosofia, è già mooolto esemplificativo…

Nonostante ciò, senza averlo scelto coscientemente, il cd che ho appena finito è molto più semplice e immediato di quelli precedenti… insomma, di questo ne riparliamo in futuro!

 Abbiamo dato un’occhiata alla tua Tesi di Laurea, che sembra condividere il tema centrale con “Caosmo”. Come si rapporta la tua arte al complesso della tua ricerca? Si tratta di un codice tra gli altri, che esprime un’esplorazione univoca, o la tua musica è un mondo a sé che ti permette di acquistare visioni diverse della tua persona e del mondo?

Entrambe le cose: spesso i problemi che affronto sono gli stessi e cambia solo la forma, ma ovviamente un saggio richiede un metodo di composizione completamente differente da quello di un brano rap, e ha quindi conseguenze diverse.

Per me scrivere in rima è quasi un automatismo, spesso anche quando voglio appuntarmi una breve riflessione lo faccio in rima; ma negli ultimi due anni, essendomi reso conto (proprio componendo la tesi) di non padroneggiare ancora la prosa, ho sperimentato diversi tipi di scrittura in prosa (narrativa, saggistica, sceneggiatura), e credo che questo abbia modificato anche il mio modo di scrivere in rima.

 Tornando alla Tesi di Laurea: cosa fai adesso nella vita? Come vivi la tua condizione di laureato in filosofia dentro un Paese in cui i laureati in filosofia non trovano lavoro? Come si coniuga con questa situazione la tua attività musicale? Come vedi il tuo futuro in questo campo?

Io vorrei insegnare filosofia nelle scuole superiori e so che la strada per un neolaureato di oggi è lunga e difficile, ma ci sono cose che mi fanno sentire la persona adatta, ad esempio il fatto che sono già entrato nelle scuole con la mia musica: diversi ragazzi/e mi hanno scritto dicendomi di aver proposto ai loro prof di Filosofia i miei album, e alcuni sono anche riusciti ad organizzare con i prof delle lezioni con ascolto/lettura collettiva di alcuni brani di “Ananke” (un mio cd in cui parlo solo di storia della filosofia)!

Tornando alla prima domanda: come potrei lamentarmi dei feedback!?

In sintesi, il settore dell’istruzione ha molti problemi, ma, come sempre, è inutile cercare e sperare di trovare la bellezza all’esterno lamentandosi poi della sua scarsità: bisogna crearla.

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4 Responses to “Intervista a Zona Mc”


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