Benvenuti nel violento – le contraddizioni di Fabri Fibra

17Nov12

Preambolo: questo articolo era stato inizialmente concepito per la rubrica Sventurata la terra, che tratta di personaggi scandalosi e poco edificanti, ma purtroppo è stato scartato dal suo curatore. Mestolate non teme nulla e non si vergogna di pubblicare gli scarti, tutt’al più si premura di invocare una fatwa contro il curatore della rubrica.

Welcome, che domani è più violento” – Benvenuti nel violento, Uomini di Mare, da “Sindrome di fine millennio”:

Sono caduto nella tentazione di parlare di una persona ancora vivente (e cento di questi anni), ma chiariamo subito una cosa. In me non c’è alcun intento polemico, sono seriamente affascinato dalla figura di Fabrizio Tarducci (a.k.a. Fabri Fibra) e ritengo che per buona parte della sua carriera sia stato uno dei migliori rapper italiani, se non il migliore in assoluto; capace di giochi di parole insuperabili:

Vorrei parlarne però con il distacco necessario a esimermi dal giudicare le sue scelte artistiche, e in particolare quelle avvenute dopo il 2006, anno del conferimento del Disco di Platino per le vendite di “Tradimento” (forse un simbolo di morte artistica per chiunque).

Non voglio inoltre cadere nella facile tentazione da talk-show pomeridiano di considerare Fibra un personaggio negativo solamente per il suo linguaggio scurrile o per le sue ammissioni circa l’uso di droghe. Come sa benissimo anche lui, che la parola “Bugiardo” l’ha utilizzata anche per il titolo di un disco, un conto è quello che pensa e un conto è quello che dice nei suoi dischi, e di certo non spetta all’autore giudicare le conseguenze del suo modello su chi ne usufruisce.

Certo, non si può proprio dire che molti dei suoi testi siano edificanti e le sue apparizioni live particolarmente sobrie:

Il fatto è che sto immaginando la faccia del tuo ragazzo / dietro le sbarre come una testa di cazzo / come quel tipo che è entrato in casa dei tuoi genitori / con una bottiglia di vino e un mazzo di fiori / andando col cappotto verso l’attaccapanni / parlando con la tua sorellina di dodici anni / che è stata ritrovata il giorno dopo nello sgabuzzino / senza vestiti e con un taglio nell’intestino / le budella nel cestino / la sborra sul cuscino / il sangue sul lavandino / e cola sul tappetino / mi fermano e mi fanno la prova del palloncino / è la merda che concimo e fumando mi allucino / mi strappo un altro filtro strappando sto cartoncino / degrado in paranoia come quando ascolto i Tiromancino / giro in casa con in mano questo uncino / ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!

Quello che interessa in questa sede è però approfondire l’impatto corrosivo che il successo ha avuto sull’artista, in quanto frutto della società in cui è immerso e allo stesso tempo artefice di messaggi importanti per la scena hip hop italiana. Il carattere negativo di Fabri Fibra deriva soprattutto dalla disperazione del fatto che la merda che tira fuori nelle sue canzoni, e in particolare nel disco “Mr. Simpatia” (2004), sia oggetto di critica ma anche di vanto, ed esprime un sentimento di impotenza ed autocommiserazione che secondo me incarna perfettamente lo spirito del nostro tempo.

Ecco quello di cui sto parlando:

Nel filmato Fabri Fibra interrompe un concerto perché qualcuno nelle prime file lo insulta e gli mostra il dito medio. Dopo essersi fermato per scaricare un po’ di aria fritta sulla reciprocità del rispetto tra chi canta e chi ascolta (come se Fibra non sparasse a zero su chiunque nei suoi testi), minaccia il tipo e salta giù dal palco per mollargli direttamente un pugno. Dopodiché risale e dice una cosa agghiacciante: “Io sono qui perché sono una persona costruttiva, voglio comunicare delle cose”. Infine chiede scusa a tutti quanti e dimostra il suo affetto verso il pubblico.

Un cantante all’apice del successo, ottenuto solo al momento della volgarizzazione dei suoi testi (non mi ricordo nulla di particolarmente misogino o omofobo nella discografia di Fabri Fil, precedente a.k.a. di quando rappava nella storica crew Uomini di Mare), è eternamente grato ai suoi fan ma allo stesso tempo chiaramente incapace di gestirli. Dice di voler bene a tutti, ma quello che esprime nei fatti è l’odio della violenza (che la canzone proposta dopo il titolo sia stata profetica?).

In un pezzo di “Controcultura” (2010), Fibra scrive: “Stavo meglio quando potevo andare al mare e il paparazzo non mi scattava foto / o come quando nessuno si meravigliava se cannavo un passato remoto / stavo meglio quando non mi sentivo osservato e la gente non chiedeva: ma è lui o non è lui? / e sai che c’è l’ho capito solo adesso il successo non fa per me!” – Troppo famoso.

Non voglio di certo unirmi alle fila degli hater alla ricerca di bersagli facili, il commento migliore che mi viene in mente qui è tratto da un’altra canzone rap, che dice: “Come non essere bipolari in una società intrinsecamente dualista?” – Relazioni caosmotiche, Zona Mc, da “Caosmo”.

Nel film-documentario “Chi vuol esser Fabri Fibra?”, orrida trovata commerciale della Universal per sfruttare appieno il momento di massimo splendore con scene inedite di studio, backstage e vita privata, Fibra esprime un concetto che ripete spesso nelle interviste: secondo lui l’underground è solo una fase passeggera il cui fine ultimo è quello di sfociare nel mainstream. Vi è una relazione ciclica tra i due movimenti: un nuovo underground arriverà sempre a rimpiazzare quello che è riuscito a diventare mainstream. Questa teoria, che si commenta da sola, ha delle chiare tendenze autodistruttive, e ora vedremo perché.

Verso il minuto 18:00 Fibra se la prende con chi gli chiede di tornare com’era prima del contratto con la Universal e conclude: “Perché dovrei tornare come quando non ero nessuno? Chiunque fa musica vorrebbe essere al mio posto”. Eppure la contraddizione non regge e spesso esplode nei testi, di nuovo da “Controcultura”:

M’hanno creato a tavolino / sono come un robot di plastica in camera di un bambino / che all’improvviso rompe i giocattoli e fa un casino / gli resta poco, si guarda allo specchio / e vede un adulto poi prende fuoco / la casa crolla e finisce il gioco / era il mio scopo, era il mio scopo” – Non potete capire.

Serviva un Eminem italiano, e l’hanno fatto a tavolino.

Di nuovo, attorno al minuto 39:00 confessa di rendersi conto che la gente gli si avvicina solo perché vede in lui un’immagine vincente, perché è una finzione, “la forza del successo”.

Ma più che l’immagine vincente, ciò che esplode in Fabri Fibra è il continuo gioco di specchi tra la violenza, il grottesco, il ridicolo del mondo che descrive e la violenza, il grottesco, il ridicolo che i suoi testi dipingono attorno (e dentro) la sua persona. Il rapper-Fibra, insomma, esprime se stesso attraverso le contraddizioni del mondo che racconta, e viceversa. Non credo che stia furbescamente sputando nel piatto in cui mangia, elemento dello stardom che, in quanto tale, ha un occhio privilegiato sull’ipocrisia dello spettacolo e il cinismo sufficiente a sbugiardarla. Non è Fibra che mangia nel piatto; è il piatto che mangia lui mentre l’mc non può far altro che sputarci dentro.

Una chiave di lettura possibile è quella della satira: essa “rovescia” il mondo, offrendone un’immagine capovolta ma, fondamentalmente, ancorata allo status quo. La satira è, insomma, parte del male che condanna (cito apertamente Daniele Luttazzi, altro brillante autore che si è praticamente sacrificato a questa contraddizione strisciante). Ma la freddezza perfetta che si richiede all’autore satirico non è presente nell’essere umano, e questo è tanto più evidente se si guarda a Fabrizio: strappato fra il sarcasmo, la disperazione, il senso dell’incredibile che la sua attualità patinata ha esercitato su di lui, la tensione immaginativa dell’artista, il legame sotterraneo con una scena underground che un po’ si sente tradita, un po’ si limita a rosicare.

Tra poco esce il nuovo disco, con produzioni anche di Neffa. Cosa accaduta già ai tempi di “Turbe Giovanili”, e in quanto tale piena di sottotesti e ulteriori contraddizioni.

Nel frattempo, preferisco ricordarlo così:

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3 Responses to “Benvenuti nel violento – le contraddizioni di Fabri Fibra”

  1. Le tue parole scivolano sui binari della mia fantasia senza provocare alcun atrito. Se ti incontro ti sgozzo.
    Bell’articolo, coglione.
    Peace!


  1. 1 SiMeansSi means Siena « mestolate
  2. 2 Una cosa lunghissima e delirante per gli amanti del calcio e dei Club Dogo | mestolate

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