This town needs This Town Needs Guns

01Feb13

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Tra il 2010 e il 2011 ho passato alcuni mesi in Tunisia. La consapevolezza più forte, attraverso tutte le inadeguatezze e le paure che mi riservavo giorno dopo giorno, era l’assoluta impossibilità di provare malinconia – la tristezza con la quale mi ero sempre gingillato, semplicemente, non trovava spazio dentro le difficoltà di quell’esperienza. Finché un giorno, sul treno tra Sousse e Tunisi, non ho ascoltato “Animals” dei This Town Needs Guns.

Qualche settimana più tardi, nella stessa Tunisia allora scoperchiata dalla confusione rivoluzionaria, cercavo di darmela a gambe. La notte prima della partenza non riuscivo a dormire. Dopo giorni di apatia mi sono riscoperto paranoico: ero convinto che il mio gentilissimo padrone di casa, che l’indomani mi avrebbe accompagnato in aeroporto, fosse intenzionato a consegnarmi alle milizie controrivoluzionarie come improbabile ricatto per le potenze occidentali. E mentre questa angoscia stupidissima mi dava il mal di pancia, ascoltavo “Animals”.

Lo scorso Novembre mi trovavo a Milano, in una casa non mia. Ero costretto a giorni di solitudine, e li utilizzavo per rimuginare sui fallimenti che stavo seminando a cadenza giornaliera. Non riuscire a immaginare cosa sarebbe seguito, ora che i miei progetti erano andati a puttane, voleva dire vagare sotto la pioggia interminabile – e, quando la pioggia addosso a me era francamente troppa, ascoltando Panda riflettere su come il calore di quella casa con le luci basse, schiacciata sotto la pioggia, fosse la rappresentazione ideale della musica.

Da lì a poche settimane ho lasciato un posto caro, proiettato verso futuri probabilmente luminosi ed eccitanti, sicuro di quale mancanza mi avrebbe ferito nel bel mezzo di tanta eccitazione. Proprio come nelle parole di Panda:

Passano gli anni, e io continuo ad ascoltare “Animals”. A parte il piagnisteo emo di cui sopra, l’esordio dei This Town Needs Guns mi è rimasto dentro perché ha segnato la transizione nel mio metodo di ascolto della musica, e nel ruolo che la musica, in generale, ha nella mia vita. Rimane uno degli ultimi esemplari di ALBUM, da cima a fondo, che ho considerato tali nonostante sempre più spesso ascoltassi distrattamente video su Youtube e skippassi mp3 dentro dischi scaricati a caso. Qualcosa, nella struttura di “Animals”, lo rende un’esperienza d’ascolto simile: a partire da quei titoli insignificanti delle canzoni, che spingono a pensarle in termini di “la prima” o  “quella dopo lo skit strumentale” (che cazzo è un Baboon? Quella con gli handclaps è Pig o Dog?). Fa il resto il suono, che procede come un unico discorso emozionale – variazioni impazzite dentro lo stesso riff, ma un clima riconoscibilissimo dall’inizio alla fine dell’album. Che sembra un concept anche leggendo i testi, stupendi e carichi di dolore per una persona che sembra essere sempre la stessa da una traccia all’altra.

E poi diciamocelo chiaro: i This Town sono inestimabili. Sono il gruppo che bisognava inventare. Un’estremizzazione in tutti i sensi migliori della musica fino ad allora appannaggio dei fratelli Kinsella, Owls e American Football soprattutto – i fratelli di cui parliamo, i Collis, la riscrivono più complessa e al tempo stesso più melodica. O, per dirla in altri termini, del math-rock composto dagli Smiths, che declina la musica più dolce del mondo (a partire dagli arpeggi in fingerpicking di Tim Collis, ostinatamente “clean” anche se complicatissimi e suonati su accordature assurde) in un vortice fragoroso quanto cervellotico. Oltretutto, sono dei ragazzi simpaticissimi e disponibili: fatevi un giro sulla loro pagina Facebook per accorgervene.

Il 21 Gennaio è uscito “13.0.0.0.0”, il nuovo album del gruppo.

Le premesse non erano delle migliori: nel 2011 il cantante Stuart Smith ha lasciato la band per dedicarsi alla sua carriera di papà – questa notizia mi ha reso molto pessimista sull’avvenire dei TTNG. perché vedevo in Smith il centro della loro forza drammatica. A sostituire Stu è arrivato Henry Tremain, che in breve ha dovuto accollarsi il basso: anche Jamie Cooper ha lasciato, non prima di registrare parti decisamente complesse su “13.0.0.0.0”, per la gioia di Tremain che adesso deve suonarle e, come se non bastasse, e cantarci sopra.

“13.0.0.0.0” è un album meno intenso di “Animals”: si moltiplicano variazioni sul tema e momenti interlocutori, più o meno riusciti – skit strumentali, brani acustici, interventi elettronici un po’ così. I fratelli Collis si sono leggermente ridimensionati (parlo soprattutto di Chris: la batteria è un pelo più lineare rispetto all’epilessia dei vecchi brani), mentre le linee di basso hanno guadagnato spazio. Potrei ribaltare quanto detto per il disco d’esordio: se i riff sono meno schizzati, l’ascolto complessivo dell’album offre un’esperienza meno omogenea. Merito anche di Tremain: se da un lato non ha assolutamente l’irruenza e il tormento di Stu, dall’altro il suo senso della melodia ha molte frecce al proprio arco.

Più in generale, “13.0.0.0.0” è un lavoro meno sofferto. La pioggia fuori scroscia con minore violenza, le luci dentro casa sono leggermente meno soffuse. Epperò è un disco godibilissimo, bello proprio. Evita ogni ripetitività pur in presenza di elementi riconoscibilissimi (a pensarci adesso: si potrebbe dire la stessa cosa di “Animals”?); offre ancora un’esperienza completa, da “album”, lontana dallo scarica-skippa-abbandona che è il produci-consuma-crepa della musica di oggi. L’artwork ispirato ai Maya e il packaging (niente booklet, quattro righe di credits) fanno un po’ girare i coglioni e chiedersi perché comprarlo, però mi sarebbe dispiaciuto non regalare qualche soldino al gruppo.

La notizia più recente è che i This Town Needs Guns cambiano il loro nome in TTNG. Le motivazioni sono spiegate estesamente sulla home del loro sito – c’entrano il rifiuto della violenza e i recenti fatti di cronaca USA. Ora, questo articolo non deve proprio esprimere un’opinione su tutto, però ve lo dico lo stesso. Secondo me è un po’ una cazzata, anche se apprezzo la sensibilità.

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