Fanatismo e surmodernità: Spam&Sound Ensemble

03Feb13

Tesi

“Il termine fan[1] (IPA:ˈfæn; plurale “fan” o “fans”) è una parola macedonia con cui si indica un soggetto che ha una passione, un interesse o ammirazione verso particolari forme di arte o tematiche. I fan spesso si organizzano in gruppi più o meno formali noti come fan club. Il substrato culturale che lega La comunità dei fan nel suo complesso è invece detta fandom.” – Wikipedia

E io che pensavo che la macedonia fosse soltanto quella di frutta, oppure quello stato che ancora deve utilizzare una sigla orribile (FYROM) per rappresentarsi in campo internazionale.

Flag_of_Macedonia.svg

Antitesi

Da buoni antropologi quali siamo abbiamo letto entrambi “Nonluoghi” di Marc Augé un paio di volte, senza mai capirci un beneamato cazzo. Penso che sia uno di quei concetti tanto vaghi e inconsistenti quanto geniali e insostituibili, come piace a noi antropologi appunto. Perché non c’è molto da spiegare, il non-luogo è Disneyland, è il supermercato, la stazione della metro. Un posto nato con la globalizzazione (prendiamo il termine per buono, tanto per capirsi), dove la gente transita provvisoriamente, per consumare qualcosa che non sente come suo, a cui non corrisponde un’appartenenza specifica. I non-luoghi sarebbero strettamente legati all’odierna “Surmodernità”: un eccesso di tutto che stravolge l’io, completamente disorientato dalla società contemporanea.

Attirato da questa concezione, il sottoscritto aveva un grande progetto in mente: una serie di diciotto (6+6+6) “non-racconti” ambientati in non-luoghi a cui abbinare fotografie degli stessi; 6 sulla metropolitana, 6 sugli aeroporti e 6 su nemmeno mi ricordo più cosa perché il progetto è naufragato rovinosamente al primo racconto della sezione aeroporti (un cyber-punk futuristico ambientato a London Gatwick dove nel 2054 o giù di lì tossici e barboni hanno raggiunto l’esterno degli aeroporti come nuovo approdo fisso del loro vagabondaggio. Volevo solo dire “cyber-punk”. I racconti sono orrendi, non leggeteli mai).

Sintesi

Il risultato di questi due movimenti si chiama Spam&Sound Ensemble, a cui sono giunto per il mio recente fanatismo di pochi ma buoni gruppi alternativi italiani: i componenti sono i soliti noti Bruno Dorella e Giovanni Succi, al servizio del loro ingegnere del suono di fiducia, Ivan Rossi, ai synth. Altri contributi includono fiati, cori femminili e ulteriori manipolazioni elettrorock. Per ora non c’è altro che l’album in streaming, oltre a questa cover dei Suicide scaricabile con il metodo del “Pay with a tweet”:

Dal profilo sul principale schieramento cibernetico a noi avverso apprendo dunque che l’ensemble coniuga il tentativo di tradurre i non-luoghi in musica con testi tratti da email di spam (del tipo Pills today size tomorrow, forse il pezzo migliore). In effetti, il genere mi sembra difficilmente classificabile; una specie di sintesi meccanizzata di un pop d’avanguardia (vedi Anna Maria Alexander), assemblata con tocchi di elettronica. I suoni rasentano spesso l’industrial (ad esempio Il ballo del macello), con tinte più o meno lugubri, stile primi Bachi da Pietra (Un pezzo d’intestino, Esitando) ma in chiave più distorsiva (The exact dimensions of staying behind). Allo stesso modo, lo spam agisce come una non-comunicazione, poiché un mittente vero e proprio non esiste, se non nelle forme di curiosi personaggi fittizi che acquisiscono un’improbabile vena narrativa, come il Cap. Tom Isaac. L’intuizione è davvero azzeccata, mi stupisco di non aver trovato nessuna recensione né informazione supplementare in giro. Mi sento quasi come se stessi scoprendo qualcosa che avrebbe dovuto rimanere segreto, ma nel frattempo spammo anch’io, mi sembra che ne valga la pena.

Buon “non-ascolto”.

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3 Responses to “Fanatismo e surmodernità: Spam&Sound Ensemble”

  1. L’ha ribloggato su Appunti e lineee ha commentato:
    Turpiloquio gratuito d’ordinanza a parte, ottimo non-articolo 😉 Grazie!


  1. 1 Ringraziamenti | mestolate

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