Quella morte che vive dentro te /3

07Feb13

Torniamo, per pura mancanza di idee, a Quella morte che vive dentro te, la rubrica che, come Mistero, cerca il Mistero dentro le cazzate. Nel nostro caso le cazzate sono innocui versi di innocue canzonette italiane.

Faccio fatica a trovare un pretesto/ faccio fatica ad essere onesto /vivo in un’ipotesi esistenziale/sono condannato all’evasione fiscale.

Fabrizio Moro si è fatto conoscere sul palco di Sanremo 2007 col robusto inno antimafia Pensa. Corollario un po’ divertente un po’ no di quel famoso pezzo fu il dibattito su quanto presentare un brano impegnato in mezzo al bailamme sanremese di testi insulsi equivalesse a barare.

Nel 2010 Fabrizio si ripresenta al Festival con la grinta reggae/rock di Non è una canzone, nuovo esempio di human struggle che dagli eroi Falcone e Borsellino sposta l’accento sulle difficoltà personali, riunendo lo sguardo politico sul presente all’introspezione emozionale in un modo che manco Guy Picciotto. Solo che a un certo punto c’è il verso sono condannato all’evasione fiscale, e uno si chiede “in che senso?”. Si riferisce ai tormenti burocratici dei musicisti? O parla proprio in generale? Perché è condannato all’evasione fiscale? Perché, citando a memoria Gianfranco Fini pre-abiura berlusconiana, “il sommerso è tanto perché l’acqua è alta”?

Io, che sono paranoico, ho una messe di teorie complottiste sull’argomento. Secondo me Fabrizio Moro, in assoluta buona fede, è stato uno dei minuscoli segnali attraverso i quali avremmo dovuto divinare la tormenta populista del presente. Sebbene abbia scritto anche un brano decisamente partigiano/operaista, ricorrono nelle sue canzoni i rimandi a una protesta né di destra né di sinistra, a quell’ecumenismo di lotta che aveva giusto bisogno del proprio cantautorato:

Non importa che tu sia di destra o di sinistra
se perdi di vista le cose più sane
principalmente rispetta te stesso
se vuoi più rispetto dalle altre persone
non importa la fede che hai Allah, Jahvè, Gesù o Maria
ricorda la vita è la cosa più bella
per quanto ogni uomo è uguale a una stella

Se Moro sia anche finito per sbaglio dentro un cosciente piano RAI di rappresaglia egemonica attraverso la costruzione di un cantautorato sanremese non di sinistra (da Povia in su) non lo so. Ma quando tra due settimane avrete il M5S come (al minimo) terzo partito, fate lo sforzo di unire i puntini, e di rivedere nella giusta luce lo sdoganamento di Rino Gaetano, lo sputtanamento di Frankie Hi NRG e queste canzoni di Fabrizio Moro.

Ah: io di Fabrizio moro non so nulla; le mie informazioni vengono da questo tenero forum.

Eri malata/o ape regina divina e dorata/perdono io/ ti chiederei/ ma non ci sei più/ e in queste stanze si urla/ e un tonfo scuce la pelle

Rileggere i Marlene Kuntz in ottica-“Quella morte che vive dentro te” è un’esperienza talmente gigantesca da apparire insensata. Oltretutto i miei testi preferiti di Godano sono quelli che non si prestano al giochino, esprimendo concetti assolutamente triviali attraverso quel lessico pomposo che ha completamente devastato la poetica e la parola scritta tout-court della mia generazione. Inserisco in questo post Ape Regina (una delle loro migliori canzoni) solo allo scopo di perorare la mia teoria sui rapporti fra questa canzone e “The Brood – La covata malefica”, capolavoro di David Cronenberg uscito nel 1979.

Questo parallelo è una mia ossessione: tutti i miei conoscenti se lo sono sorbito infinite volte, non degnandomi MAI di un parere in merito, voltandosi a fissare punti casuali lontani dal mio sguardo. Maledetti. Su Internet non c’è traccia (se fate una ricerca trovate me che ne parlo su Ondarock), e anche gli elementi nelle mie mani sono tanto striminziti che chiunque altro avrebbe già lasciato perdere. Ma sentite qui:

1) La pazza che partorisce mostriciattoli viene chiamata, nel film, “Ape Regina”.

2) Eri malata o ape regina divina e dorata – è il dialogo tra il protagonista e la pazza di cui sopra rinchiusa in manicomio.

3) In queste stanze si urla è il manicomio.

4) E un tonfo scuce la pelle fa molto Cronenberg, rapporto tra psiche e modificazioni della carne che viene ribadito (anzi, esaltato) anche in questo film.

Sembrano pochi indizi, ma chissà quanti altri ce ne sono che non mi vengono in mente perché non vedo il film da tanto.

PS ABBASTANZA FUORI TEMA:

In uno dei suoi Saggi danteschi Borges commenta il verso 13 del Canto I del Purgatorio:

Dolce color di oriental zaffiro

L’Oriente è qui descritto attraverso il colore dello zaffiro orientale, che a sua volta fa riferimento all’Oriente. Così è Rhythm is a dancer, successone dei tedeschi Snap!: il ritmo viene descritto attraverso l’immagine di un ballerino, che a sua volta è uno che si muove a ritmo, e così all’infinito.

PPS COMPLETAMENTE FUORI TEMA: Forse, per una settimana o giù di lì, non avrete nostre notizie. Lieti eventi ci dispenseranno dallo sfogare la nostra frustrazione su questo blog e dunque su di voi, che siete entrati o per spammare nei commenti o per cercare le solite cose che cercate.

Annunci


No Responses Yet to “Quella morte che vive dentro te /3”

  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: