Chambers/The Death of Anna Karina – Split

17Apr13

cover

Da qualche anno nutro un attaccamento ossessivo e patetico verso LA SCENA (qualunque cosa essa sia). Chiaramente, è una crisi di mezza età: ho realizzato di aver sempre vissuto la musica in modo sbagliatissimo, e ho la sensazione che sia troppo tardi per correggere il tiro; tanto vale quindi investire emozioni spropositate su chi ci prova ogni giorno, sforzandosi di far valere l’equazione persone migliori = musica migliore = persone migliori. Basta pietre miliari, basta voti decimali su Pitchfork, basta Gruppi dell’Anno.

Il 2013 sembra risuonare perfettamente con questa dichiarazione d’intenti (sempre incompiuta, e per nulla edificante malgrado la patina di purezza che sembra portarsi dietro). I Gazebo Penguins stanno per fare uscire “Raudo”, La Quiete minaccia un disco, i Raein stanno per pubblicare uno split coi Loma Prieta su Deathwish. I Chambers The Death of Anna Karina ne hanno pubblicato uno l’altro ieri, in download gratuito.

Nella nostra classifica di fine anno ho scritto di preferire “La mano sinistra” dei Chambers all’ultimo dei Converge, e sono stato variamente sbeffeggiato su Internet. Giusto così, ma voglio spendere qualche parola sul perché considero i pisani la cosa migliore accaduta all’arcòr italiano dei tempi recenti. Loro sono i primi a svilire il peso del loro stile, rimandandolo direttamente alle mille influenze anni Novanta che, in effetti, i loro brani urlano a gran voce. Il punto, però, è un altro: se le forme classiche sono tutte presenti all’appello, la sintesi fa la differenza. Mille strade, negli ultimi anni, sono partite dalla fusione tra screamo, metal e varie forme di rockaccio novantiano (il grunge, lo stoner, lo sludge e via dicendo) – mi piace pensare che si tratti del più ragionevole aggiornamento che abbiamo a disposizione alla voce “musica pesante”.

Ma i Chambers lo fanno in modo diverso dagli altri, e il risultato è clamoroso. Nell’uso della voce, nelle melodie che sembrano allo stesso tempo aperte e catatoniche, nella dinamica dei brani, nei testi che, in tempi di Stato Sociale, dicono cose fortissime e le dicono molto bene (senza precludersi nulla: ieri si citava Marc Augé, oggi Michel Foucault – Capovilla, attaccati al cazzo). La sera leoni la mattina leoni e Tutto è bene quel che finisce hanno un tiro da schiacciasassi e una fluidità quasi psichedelica (sentite come si intrecciano le chitarre). Epici e sentimentali come le migliori puntate di “Ken il guerriero”. E, proprio quando il pilota automatico sembra installato, Johnny Mox entra su Le facce uguali di due medaglie diverse, sparigliando le carte. Chissà perché non hanno intitolato lo split come quella canzone: sarebbe stato perfetto.

I Death of Anna Karina mi sono sempre “piaciuti ma non troppo”, eppure non riesco a staccarmi da questi quattro brani. Stavolta non ci hanno spiazzati con una nuova trasformazione, come per ogni disco precedente: le nuove canzoni sono tutto sommato in linea con lo stile dell’ultimo “Lacrima/Pantera”. Vale a dire: un quarto/math/noise/salcazzo, un quarto evoluzione dello screamo originario, un quarto Massimo Volume brutalizzati (una certa “riappropriazione” underground di Emidio Clementi è un tratto saliente degli ultimi anni di punk italiano), un quarto rock’n’roll scarno e disperato. Tra l’altro, ognuno dei pezzi qui presenti può essere considerato lo sviluppo di una delle componenti di cui sopra.

Il principale rinnovamento è il nuovo cantante, Andrea Ghiacci (un veterano, già nei Mourn): porta nel gruppo un piglio ancora più esasperato – sentire la “quasi old school”  E poi niente: pazzesca – e un bel modo di giocare con le parole: Sono discese violente/ spazio teso di silenzio arrampicato alle ossa/ follia rabbiosa sulla città natante/ imperiosamente attende/ il pensiero tradisce e se non flette fende. In generale, questa prova riprende l’urgenza che esplodeva dal meglio di “Lacrima/Pantera”, dandone forse una resa più scarna e cupa. Migliora a ogni ascolto. Ho appena pogato nella mia cameretta con Nero in cuffia, dando spettacolo alle finestre del circondario.

Post Scripta sparsi:

– Lo split esce in vinile, edito da Blinde Proteus, Shove e To Lose La Track, giorno 20 Aprile, in occasione del Record Store Day. L’edizione di quest’anno è parecchio contestata per vari motivi. Io continuo a chiedermi se il feticismo dei dischi non sia forse un ennesimo sintomo del “ci hanno preso tutto”. Voi che ne pensate del RSD?

Qui c’è una bella intervista reciproca tra i cantanti di Chambers e Death of Anna Karina.

– La copertina, opera di Francesco Barbieri, è meravigliosa. Sembra la versione bella della cover del mio disco.

 

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