Come il detto “Comandare è meglio che scopare”. Fabri Fibra e il Primo Maggio

19Apr13

Questo post parla dell’esclusione di Fibra dal concerto del Primo Maggio. Come spesso accade, è diviso in due parti, visto che noi di mestolate la pensiamo in modo leggermente diverso. Il mio riferimento ai “fatti” viene da questo articolo di Assante. Se ha scritto cazzate allora passate sopra i miei commenti.

1) La censura. Capisco perfettamente quanti si siano indignati per l’esclusione di un’artista basata sull’espressione delle sue opinioni. L’associazione che ha denunciato e i sindacati che hanno deciso ci hanno fatto una figura di merda. Però secondo me la censura è un’altra cosa. Nei commenti al solito Bastonate qualcuno ha osservato che sarebbe strano se gli ZetaZeroAlpha fossero invitati al concertone medesimo. Il punto, secondo me, è questo: Fibra non è stato cacciato a pedate da un’arena pubblica. Lo hanno invitato e poi, con poca classe, smentito. A me non mi hanno invitato al concertone del Primo Maggio: sono stato censurato? Se io non ti invito a casa mia (o a suonare nel mio locale) perché puzzi sono un censore?

2) Si può chiaramente obiettare che il limite tra il legittimo non-invito e la censura tout-court è labile. Se da nessuna parte invitassero Fabri Fibra la censura sarebbe sostanziale. Il fatto è che beh, Fabri Fibra è forse il cantante più famoso in Italia. Occupa militarmente tutti gli angoli dello star sistem nazionale. La retorica sull’establishment italiano che non capisce il rap è, a mio avviso, gratuita. Semmai, si tratta del motivo per cui il Concertone si rivela l’ennesima mmerda: vuoi Fabri Fibra a caso, perché ti porta il pubblico. Però vuoi anche i buoni sentimenti. Lo schema-RAI: stato etico e audience in un colpo solo, schizofrenicamente. Che poi secondo me il rifiuto di Fibra non è motivato dal voler propagare ideali costruttivi, ma dal non voler scontentare qualcuno.

3) Secondo me nei pezzi di Fabri c’è del sessismo. Spessissimo le donne appaiono in funzione puramente sessuale, di sesso malato. Anzi, è così quasi sempre. Non un sessismo, ma diversi usi del sessismo sono presenti nei testi del rapper, e in alcuni casi sono funzionali a delle descrizioni potentissime e a dei pezzi meravigliosi. C’è il sessismo, o meglio la misoginia, come sottoinsieme di una misantropia generale: è il caso dell’intero album “Mister Simpatia”, dal quale proviene uno dei pezzi incriminati:

C’è poi il sessismo motivato dalla pazzia, come nel pezzo Controcultura e le sue troie mutilate. C’è anche una forma più matura, del sessismo come specchio della sua solitudine da famoso, come si legge nei versi di Non correre, dall’ultimo album:

Ore due del mattino
Occhi rossi come il vino
Lei manda un messaggio strano
Del tipo “Passo, non passo?” Che faccio io?
La chiamo “Ciao allora passi?”
Lei “No” – “Come mai a quest’ora in giro?”
Lei “Boh” – “Dove sei?” mi risponde “Nella hall
E se scendi a prendermi te la do”
Chiudo la porta, ascensore
Lei mi guarda, accensione
Apro gli occhi, mi risveglio alle due di notte
Solo in una pensione, e penso

Si tratta di sfumature differenti, per quanto interconnesse, e col tempo la poetica dell’mc è cambiata. Ma secondo me il sessismo rimane.

4) La difesa di Fabri Fibra finora (apparsa sull’Huffington Post):

“Forse non dovrei dare mai per scontato che certi meccanismi del rap, e in generale della musica o ancora più in grande, dell’arte siano noti a tutti. Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio.
Dove c’è il silenzio, le rime arrivano a descrivere mondi spesso mai raccontati. Dover spiegare certe rime come se fossero consce dichiarazioni virgolettate è strano e le deforma, ma le canzoni non sono la realtà. Tutt’altro. Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l’ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione. Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo.

Se adesso si sente dire che il femminicidio se lo cercano le donne, credo che si debba essere ancora più chiari e senza fraintendimenti. Basta ascoltare i miei testi più recenti. Non sono mai stato un violento in assoluto. Non essendoci una conoscenza approfondita del rap in Italia, sembra sempre che ciò che canti, lo pensi davvero… Non è così.

Oggi la violenza domestica e in generale la violenza sulle donne, sia verbale che fisica, ha raggiunto in Italia proporzioni inquietanti. Tutti ne dobbiamo immediatamente prendere le distanze e deprecarla come uno dei peggiori crimini che si possano commettere.

Nemmeno Quentin Tarantino, con i suoi film spesso crudi, crede o incita alla violenza; quella non è la realtà. I suoi film non sono documentari. Il rap segue lo stesso principio…”.

5) Questa storia del “la musica racconta delle storie/la musica riflette la realtà”, oltre che un po’ contraddittoria, ha rotto il cazzo. La si usa a piacimento, per pulirsi la coscienza da un’ambiguità che vende e che – indubbiamente – allarga il range dell’espressione artistica. Esistono mille canzoni crude, che fotografano il reale raccontando storie sessiste, spesso calandosi nei panni del carnefice. Ma sono basate su un meccanismo molto più interessante di “Quella troia mi ha succhiato il cazzo”: ti forzano a un ping pong tra te, la vittima, l’uomo, il reale, la finzione. Traggo qualche esempio dal punk perché è il genere che conosco meglio, ma il discorso si potrebbe allargare anche al rap (come farò più tardi): Polly dei Nirvana, le mille storie di violenza misogina di Steve Albini (che sono state tacciate di sessismo ma fanno chiaramente parte di un gioco retorico che smuove), quel capolavoro che è Savory dei Jawbox. Un pezzo che getta luce dove c’è buio, come dice Fibra: racconta le molestie sul lavoro dal lato del molestatore, si sostiene su una musica eterea e straniante, e ti stravolge:

6) I rapper si trincerano spessissimo dietro il raccontare storie e/o il raccontare la realtà. A me sembra che quando l’Hip-Hop vuole, si fa tutti i viaggi immaginari di questo mondo: viaggi di grandeur, di ricchezza, storie incredibili su droga e donne. Perché non immaginare una bitch che fa l’Università, o mantiene i fratellini, o ammazza il suo stupratore con un coltello nel cazzo? No, quando si parla di donne si deve sempre rimanere non sulla strada, ma rasoterra.

7) L’esempio di Tarantino è interessante. Non c’è uno fra gli ultimi film del regista in cui la violenza – sgargiante, esagerata, fumettistica – sia sovrapposta agli attuali assetti di potere. La violenza liberatrice sta in mano alle donne, spesso abusate (“Kill Bill”, “A prova di morte”), in mano agli ebrei sotto il nazismo (“Inglorious Bastherds”), in mano agli schiavi neri (“Django Unchained”).

Detto questo, perché in Italia non possiamo avere rap famoso che dica roba del genere?

At night I cover my ears in tears
The man downstairs must have drank too many beers

But one day you’ll pay

 


“Le ragazze sono così sono tutte molto strane /si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane”
-3) Direi che sul sessismo di Fabrizio Fibrazio non c’è alcun dubbio, eppure non è stata questa la canzone che ha dato fastidio alla lobby femminista, bensì ironicamente una delle poche, più famosa (“Venerdì 17”), che si conclude con una denuncia politica ben definita: “ma sai cosa è la sfiga? / chi manifesta al G8 e poi finisce a terra con un colpo in testa / e sai cosa è uno sbirro? / chi viene assolto in piazza con la divisa anche se poi gli parte un colpo”. Vien da dire piuttosto che la colpa non è il messaggio in sé ma l’ampiezza della sua risonanza.
-2) E sembra proprio questo il ragionamento a culo per cui Fibra, per il quale sia chiaro voglio spezzare un’arancia, è stato invitato: piace a tanti, porta gente (tanto ormai dopo Vasco Rossi non si può andare più in basso). A me è questo che fa incazzare, molto più che per i presunti messaggi cantati da un invitato. Presunti perché, è bene precisarlo, la comunicazione artistica ha un’espressione più ampia di quella formale. Non si tratta di un politico che fa delle dichiarazioni ufficiali, ma di un cantante che vuole provocare e trasmettere delle impressioni attraverso suoni e parole, che è ben diverso. Non dico che Fibra sia così intelligente da mascherarsi dietro strofe irriverenti per celare chissà quale messaggio nascosto, ma in arte vale tutto, o perlomeno vale molto di più che nel normale codice di comportamento costituito.
-1) Allora non è censura ma, se possibile, ancora peggio. Cioè, non se n’erano accorti prima di invitarlo che questo canta: “Molte ragazze per averle è una lotta /Quando in fondo vorrei solamente dare una botta /Voglio darti una botta darti una botta voglio darti una botta”? Una volta che l’hai invitato lo stesso, a questo punto devi sostenerlo fino alla fine! Perché se no palesi il vuoto cosmico totale che sta dietro alla direzione artistica di questo evento, il cui unico meccanismo è: chiamiamo qualcuno che porta un sacco di gente purché siano tutti contenti, $$$.
0) La paraculata secondo cui il mainstream non ha ancora capito i linguaggi del rap (“che manca la conoscenza”, come dice Fibrazio qua sopra) è, appunto, una paraculata vomitevole. Di gente che spacca ce n’è (poca) anche in Italia, ma esiste, e non parla solo di puttane_soldi alla Trucebaldazzi, così come musicalmente ci sono gli artisti veri e le boiate che passano in tele, purtroppo anche durante il Primo Maggio. Dopodiché, se la boiata non passa perché “non rispetta le donne”, se non volete chiamarla censura chiamatela “attaccarsi alle stronzate”. Non si riescono a fermare effettivamente le ideologie di disuguaglianza e prevaricazione che fanno breccia nella società e quindi ci si attacca all’ultimo cavillo formale, vincendo la battaglia con uno sgambetto.
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6 Responses to “Come il detto “Comandare è meglio che scopare”. Fabri Fibra e il Primo Maggio”

  1. 1 julefou

    convincentissimo il punto MENO UNO.

  2. 2 manq

    Giusto una precisazione dal tipo che ha tirato fuori gli ZetaZeroAlpha dall’altra parte.
    Il tuo ragionamento non fa una piega. Esiste un comitato organizzativo che, a quanto pare, invita artisti a caso. Bene. Però se io, che al concertone ci tengo (non io io eh, io generico) me ne accorgo è giusto che lo segnali. E da loro è giusto arrivi una retromarcia con ammissione di incompetenza, piuttosto che una reazione da muro contro muro.
    Restando sull’esempio, l’anno prossimo il comitato organizzativo può pure invitare gli ZetaZeroAlpha perché non sa chi siano e cosa rappresentino. Benissimo. Sarebbe corretto farglielo notare? Boh, secondo me sì.

    • eh ma infatti io sono d’accordo con te. ti citavo proprio perché mi sembrava logica la tua osservazione. quello che scandalizza è proprio l’incompetenza alla base di un evento così grosso(lano).


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