Credo che in quel periodo,

20Apr13

Tanti anni fa, la primavera volgeva verso l’estate. Da qualche parte, negli anni Novanta: il millenovecentonovancoffcoff degli Uomini di Mare, il 199X di Ken il Guerriero.

Un amico di mio fratello gli aveva fatto una cassettina, una compilation di gruppi METAL – perché qualsiasi gruppo di qualsiasi genere non-pop, quando hai meno di quattordici anni, è METAL. Persino i Litfiba di Spirito, che chiudevano il lato A.

La canzone d’apertura era Killing in the name.Io trovo che l’inglese di Killing in the name abbia un effetto curiosamente onompatopeico sulle menti bambine che non conoscono la lingua: il tormentone “And now you do what they told ya/Vatti a fare una doccia” viene da lì ed è una delle cose più trasversali mai esperite in questo non-Paese demmerda. Ma anche il resto delle parole fa la sua porca figura cantato in inglese maccheronico. (io ho capito di che parlasse la canzone verso la quinta liceo)

La seconda era Born Dead dei Body Count. A me faceva paurissima: ricordo un pomeriggio in cui, da solo in casa, ascoltavo la cassettina e mi sono cacato talmente sotto da dover spegnere.

Comunque sia, mio fratello era letteralmente andato in tilt con questi due pezzi. Non ha ascoltato altro, ripetutamente, per giorni, né gli passava per il cazzo di scoprire cosa ci fosse nel restante minutaggio (figurava, tra l’altro, una serie di brani anonimi che – molto più tardi – avremmo scoperto essere TUTTI parte di November Rain dei Guns’n’Roses, quella rottura di palle interminabile il cui unico momento vincente è quando Slash fa l’assolo nel deserto uscendo dalla chiesa).

Un pomeriggio – la primavera volgeva verso l’estate, era il 199X – abbiamo lasciato scorrere il nastro fino alla terza. Era Smells like Teen Spirit, come avremmo scoperto qualche giorno dopo. Mi ricordo esattamente tre cose che ho pensato, in piedi, di fronte alla radiolina mentre la musica andava:

1) Fino a quel momento della musica non me n’era mai fregato niente.

2) Sapevo di non averla mai ascoltata, Smells like Teen Spirit, eppure in qualche modo era sempre stata dentro di me.

3) Ho provato nostalgia di qualcosa che non avevo mai vissuto.

Il primo punto vabbè, avevo dieci anni. Il secondo si sarebbe rivelato il meccanismo centrale della musica POP, alla faccia del Metal. Il terzo mi ha rovinato per sempre l’esistenza, a me e all’intera umanità postmoderna: è insieme il sentimento più finto e più vero al quale posso rimandare me stesso, e non credo di essere il solo.

Quando le persone dicono “Quella canzone/gruppo/ecc. MI HA CAMBIATO LA VITA” provo sempre una vaga irritazione. Sia perché è un’affermazione triviale (esticazzi? tutto ti cambia la vita, una cosa vale l’altra, specie quando hai dieci anni), sia perché spesso mi sembra una sopravvalutazione di come le cose vadano nella realtà: davvero non saresti andato al liceo, davvero non avresti votato, davvero non ti saresti sposato, davvero non saresti invecchiato? Eppure, ora che, prima volta in vita mia, sono stato pagato per studiare la popular music, torno a quel pomeriggio e mi dico che sì, è vero. Smells like Teen Spirit mi ha cambiato la vita.

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