LOL Rap. Apparire e scomparire nel web

08Mag13

LOL-RAP

Questo articolo parla di tante cose diverse, unite dal tenue filo del documentario LOL Rap, pubblicato di recente da Wired. Si tratta di appunti disordinati e un po’ inutili, ma che spostano di qualche millimetro alcuni discorsi che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi. Eccovi il video; guardatelo prima di proseguire con la lettura e lamentarvi degli spoiler:

Cliccate qua che non sono riuscito a postarlo, forse perché non leggo Wired e non so un cazzo d’informatica.

Il documentario è breve ma bello: la realizzazione tecnica è perfetta e i personaggi coinvolti, ogni tanto, ti fanno pensare che li avevi sottovalutati. C’è un lanciatissimo Cole del Truceklan, c’è Dargen D’Amico, ci sono i due tizi che hanno impacchettato il fenomeno nel loro sito Lollhiphop. Dopo averlo guardato la sensazione, immediata e banale, era che il video parlasse molto più di Wired che del “genere” in sé: non a caso uno dei disclaimer raccontava il LOL Rap come una “rivoluzione tecnologica”. Non musicale.

Tutti sono abbastanza onesti da non spingersi troppo oltre: il protagonista centrale del racconto non è Gucci Boy, né Lil Angel$, né il presentissimo Trucebaldazzi (ora ne parliamo): è invece Youtube. Al riguardo, Dargen (ora ne parliamo) è l’analista più lucido: fare il rap è facile, registrarlo è facilissimo, diffonderlo è una cazzata. Per cui chi si trova al punto zero – anzi, in qualche caso al punto -10 – della gavetta è, oggi, potenzialmente già sotto il grande e spietatissimo riflettore del Mondo. In questo senso, il documentario è una versione particolarmente contorta di quel feticismo digitale che è il crepaccio lungo il quale Wired Italia ha sempre camminato.

Ovviamente non c’è “discorso musicale” che tenga: il LOL Rap è considerabile un genere solo nel senso di “genere d’intrattenimento”. E’ una Corrida nella quale si barcamenano bufale, amatori con poco senso della misura, ragazzini, comici demenziali, squaletti in cerca di visibilità, autentici disperati. Nonostante l’antipatia che m’ispira, trovo il termine LOL molto più efficace dei sinonimi che fino a questa consacrazione gli contendendevano il battesimo (Trash, per esempio): LOL spiega perfettamente che si tratta di un fenomeno costruito dal suo pubblico, e che questo pubblico (noi) è sotto sotto ancora più deficiente del baraccone che deride.

Mi sarebbe piaciuto che il video scavasse nelle biografie, raccontasse il perché dietro tutto questo – ancora una volta, curiosità morbosa. Ma, di fatto, nell’unico momento in cui lo fa – attraverso un’estesa intervista a Trucebaldazzi – la sua narrazione s’inceppa. Matteo non ci fa la figura del genio, intendiamoci; però dimostra una sincerità, una passione e una confusione che rompono sia col LOL che con la tecnologia miracolosa.

Trucebaldazzi è il martire della “rivoluzione tecnologica”:

PREFERISCO ESSERE NESSUNO, ORMAI HO CAPITO CHE IL SUCCESSO, NON CE STATO NIENTE, SONO STATE DELLE PRESE PER IL CULO PER VIA CHE ERO GRASSO E IN PIU’ ERO UNA NOVITA’ SUI MIEI ARGOMENTI SUL DISAGIO SULLA SCUOLA, E DELLA MIA VITA.

Tanto il concetto dell’apparire  è dato per scontato nel video e nella vita in generale – perché la gente mette le proprie porcherie su youtube? perché sì – tanto l’invisibilità voluta dal Truce (con tutte le sue contraddizioni, nei limiti evidenti di un’invisibilità chiesta su Facebook) fa da dissonanza cognitiva e ci pone delle domande su dove stiamo andando. Un tizio è stato pagato per passare un anno senza Internet, e mandare i suoi dispacci dal mondo esterno al popolo della rete. L’ultimo atto è un lunghissimo melodramma – un po’ sentito, un po’ patetico, un bel po’ preoccupante – in cui la pecora torna all’ovile. In ogni caso, sparire dal web si traduce ovviamente in uno sparire nel web. Tanti anni fa su Rumore apparve un articolo di un qualche scrittore sull’arte di scomparire. Credo si parlasse dei Radiohead. Fatto sta che ancora nel 2013 gli spariti Radiohead sono qui a rompere i coglioni. Ogni santo giorno, Trucebaldazzi è la voce più cercata su mestolate.

Va notato che due figure musicali troneggiano in LOL Rap, tra tutti gli addetti ai lavori che cuciono i confini attorno al fenomeno: il Truceklan e Dargen D’Amico. Entrambi, e per loro stessa ammissione, sono in posizione liminale rispetto al non-genere: Cole ammette che il Klan, in quanto covo di freak, ha riconosciuto se stesso in Trucebaldazzi. Su Dargen ci sarebbe un articolo da scrivere – credo che lo farò non appena ascoltato il suo nuovo album. Mi sembra comunque chiaro che oggi il rapper eoliano/milanese sia nella posizione di dire il cazzo che vuole e circondarsi di persone che si sforzano di interpretare, analizzare, esultare. Se lo merita moltissimo a livello artistico, ma secondo me è anche capitato dentro una serie di dinamiche particolari: per dirne una, fatemi il nome di un altro rapper italiano che si trovi nelle grazie dell’attuale egemonia indie-hipster. Di un altro che esca su Universal spingendo pezzi tamarrissimi ma  risultando un mostro di credibilità (ho letto interviste in cui gli si chiedeva perché la sua poetica virasse verso il trash, cioè). Per inciso, mentre noi ci rompevamo le corna sul sessismo di Fibra e sulla possibilità ontologica che un rapper potesse non parlare di froci e troie, lui sfornava singoli in cui diceva queste cose:

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