I miei primi due concerti nelle Filippine

20Mag13

Il primo non era neanche un vero e proprio concerto, e il racconto dell’altro sarà molto breve e offuscato perché mi sono bevuto mezzo litro di birra e quattro o cinque rum e cola solo prima di uscire di casa.

Partiamo da quest’ultimo, in un locale che sembrerebbe storicamente alternativo, consigliatomi dalla lonely planet e da un rastaman che lavora con me. Si chiama 70s Bristro e si trova nella più grande municipalità di Metro Manila, quella universitaria e forse un po’ più ggiovane. In realtà secondo la mia teoria la ggioventù è favorita dal fatto che questo stile di vita ti consuma in fretta, l’inquinamento è elevatissimo e le condizioni igieniche sono un po’ quelle che sono. Insomma, si crepa abbastanza in fretta.
Guardando fuori dai finestrini (che non ci sono) dei mezzi di trasporto o jeepneys, mi viene da pensare che troverei del tutto normale se a un certo punto qualcuno tirasse fuori un bazooka e si mettesse a bombardare una moto che gli sfreccia di fianco a destra passando sul marciapiede.

Dato che mi vergogno a fare le foto col flash e questa è stata scattata una domenica sera dall’interno di una jeepney, si vede mossa e sfocata, ma rende perfettamente l’idea del casino che c’è.

WP_20130519_002

Fuori dal locale il calendario degli eventi è scritto a mano su di un rettangolo di post-it messi in fila, l’ingresso addirittura costa (tipo tre euro) e la gente è seduta ai tavolini tutto intorno al palco. L’acustica era davvero buona anche se ho dato un’occhiata al mixer e sembrava ridicolmente piccolo, del resto qui di solito la gente si diletta cantando al karaoke in bugigattoli sporchi e tristissimi.

C’erano due gruppi, il primo mi è piaciuto molto, anche se riascoltando ora su youtube non mi esalta particolarmente. Facevano il solito mix di punk-rock-garage ma con uno spirito particolarmente allegro, che probabilmente si addice alla festosità delle persone di queste parti. Il nome del gruppo è Peso Movement, laddove il peso è la moneta corrente, e rappresenta bene il misto di filippino (tagalog) e inglese in cui la lingua del Paese si è ibridata al punto che spesso le persone non si ricordano la parola filippina per indicare una determinata dato che usano sempre il termine inglese.

Il secondo gruppo non so come si chiamava, ma mi hanno detto che il cantante è tipo imparentato con il Justin Bieber locale, un certo Daniel Padilla, ma potrei benissimo non aver capito un cazzo. Anche loro comunque suonavano un rock-blues abbastanza classico ma con parecchia grinta, la gente sembrava essere lì proprio per ascoltare.

La settimana prima invece ero in un’isola molto più a sud, in un’altra provincia, e l’ultima sera siamo usciti a mangiare. Il proprietario del ristorante ha deciso che gli stavamo simpatici e ha chiuso bottega per portarci, insieme ad una cameriera, in un club per trascorrere la serata con noi. Questa era più una discoteca classica, ma anche in questo caso due band si sono intervallate suonando perlopiù cover di pezzi dance (americani) del momento, ma anche miscugli di funky, hip hop e ancora dance davvero strani.

Mi vengono in mente i commenti già sentiti sugli asiatici che vogliono apparire come gli occidentali, ma solo per brevi momenti da superstar, e che sanno copiare tutto alla perfezione, comprese le canzoni certamente non degne di essere oggetto di cover. Le ragazze in effetti si mettono le lenti a contatto per far sembrare gli occhi più tondi e grandi, fa abbastanza impressione, e utilizzano creme sbiancanti per la pelle. Però le Filippine sembrano molto più incasinate di altri paesi asiatici dall’immaginario più riconoscibile, e anche su questi aspetti alla fine prevale una confusione poco programmata, così come nella città sorgono palazzoni altissimi e orrendi che sembrano piovuti dal cielo posizionandosi in maniera completamente casuale. Questa è la foto con le vaccone che fanno i coretti:

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Adesso mando questo pezzo a Rumore e vedo se mi pubblicano nella paginetta degli italiani nel mondo.

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One Response to “I miei primi due concerti nelle Filippine”

  1. 1 NêZ

    Come ti ci vedo! Questi racconti mi hanno infuso un nonsoché di triste ilarità


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