Ho una fattanza blu-ray

30Mag13

Finalmente ce la stiamo facendo (forse) a scrivere questo dannato pezzo sulla differenza tra vecchia e nuova scuola dell’ippop italiano. Tutto sta in questa frase del nuovo disco di Salmo, citazione della “Fattanza blu” dei Sangue Misto.

Non c’entra solo l’evolversi della tecnologia: è un cambiamento di interessi, di forme, di percezioni.

Partiamo dai mezzi, ad esempio dal confronto tra il compianto 2thebeat e il suo eMulo Mtv Spit. Il canale televisivo e il format da simil-talent show hanno svilito incredibilmente le competizioni di rime improvvisate, e il risultato è tangibile. Non è solo il cattivo gusto dei “bip” a censurare le parolacce, o il trucco di un Morgan ormai ridotto a caricatura di sé, quasi indistinguibile da uno Sgarbi qualsiasi. Non sono neanche i presentatori, da un Inoki più sfilacciato che mai ad un Marracash assolutamente televisivo, chiaramente figlio di un’educazione da Mediaset. Non è Ensi, passato da ragazzino prodigio alla parte di giudice paternalista, che si dice figlio dell’underground ma campa da tre anni solo grazie a Mtv. È tutto quanto insieme e il pubblico lo sa, lo percepisce, gli ascolti pure probabilmente (non ne ho idea). Come diceva quel geniaccio di Mistaman qualche giorno fa parlando di Moreno: “Don’t hate the player, hate the game”.

Si è passati dalle sensazioni primordiali, catturate benissimo dalle associazioni dei colori, a dei modelli freddi e spenti, precostituiti e inseguiti senza troppa convinzione. Da un rap di protesta, per stare insieme, a uno individualista (sostanzialmente di destra, come si diceva già qui). Ma non buttiamo tutto in merda, anche quest’anima romantica ha un proprio fascino. Salmo è uno di quelli che riesce ad esprimerla al meglio, nonostante nel suo nuovo disco “Midnite” abbia perso un po’ di grinta e sia tornato a rifugiarsi nelle basi grime-dubstep, solo sporadicamente esaltanti tipo qua:

Come al solito sono andato fuori tema…fuori traccia, fuori argomento…volevo parlarvi di gusto e invece vi parlo di comportamento (cit.); non so dove andare a parare nemmeno questa volta. Il succo in fondo è sempre lo stesso: la musica, come forma d’arte, cattura lo Zeitgeist (= Spirito del tempo, per chi non è Pierpaolo Capovilla), e lo Zeitgeist del nostro tempo è peggiore rispetto a quello di vent’anni fa. Non perché la gente non arriva più alla fine del mese (anzi, alla terza settimana del mese, anzi alla seconda!), o meglio anche per quello, il declino economico e il declino culturale sono strettamente legati, e si sente. Eppure mi dice quell’altro che lo stesso Salmo dal vivo esalti personaggi old school come Dj Gruff Stokka&Madbuddy.

Oltretutto, sono sicuro che chi ha vissuto la vecchia scuola non spenderebbe parole così idilliache al riguardo. Ma il punto non è tanto la realtà delle cose, quanto il significativo cambiamento nella sua rappresentazione. Un sacco di rap contemporaneo – dal più commerciale al più “alternativo”, è infilato dentro il male di oggi, e ne è in un certo senso compiaciuto. E’ una geniale mimesi di un brutto mondo.
Forse alla fine non c’è desiderio di discontinuità, non c’è nessuna distinzione tra vecchia e nuova scuola, è semplicemente un continuum che si evolve con la nostra società verso la decadenza. Il problema è che non c’è Baudelaire, c’è Noyz Narkos.

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