Fine Before You Came – “Come fare a non tornare”

08Giu13

FBYC_Come fare a non tornare_COVER

Quante cose vorrei dire su questo disco.

Raoul Duke, recensione di “Sfortuna” su Rumore.

Nell’economia delle mie emozioni l’uscita di un nuovo album dei Fine Before You Came ha un peso pressoché unico. Segna un punto nel tempo, cambia la direzione. Leggo la notizia, mi fermo. Riguardo il post su Facebook, o il comunicato sul blog del gruppo, e non mi sembra vero: la mente va a qualche secondo prima, a quando non lo sapevo ancora, cercando di immaginare che non sia accaduto. Però è accaduto. E da lì all’immediato ascolto del disco è una specie di corsa forsennata del cuore, durante la quale cerco di apparire al mondo circostante una persona normale. So che sembra una stronzata, ma è una specie di versione bella del momento in cui vieni a sapere che ti è morto qualcuno, in cui leggi una graduatoria che ti ha trombato, in cui Berlusconi vince le elezioni.

“Come fare a non tornare” è uscito – diremmo dalle mie parti – a morte buttana, nella maniera in cui i FBYC ci hanno abituati: all’improvviso, senza promozione di alcun tipo. Stavolta in particolare: Il silenzio dopo l’ultimo concerto estivo è stato praticamente totale, e chi conosce il gruppo sa che ogni disco, ogni live potrebbe essere l’ultimo. Suonare per passione, ritagliarsi spazi dentro la vita adulta: è sufficiente che uno dei cinque dica basta, e rimaniamo tutti orfani. Questi i Fine Before You Came l’hanno sempre messo in chiaro.

Unico spiraglio nel vuoto di notizie è stato VRCVS, progetto solista del batterista Pilipella, al quale un po’ tutta la banda ha partecipato. Quattro brani soffocanti, tra industrial ed electro-wave: è già opinione comune che in quel dischetto si trovasse la genesi di “Come fare a non tornare”. Stesso incedere e stesso clima opprimente; un cantato che si ripropone, spogliato dagli effetti, con la stessa epica; un immaginario da Milano urbana che ha contaminato la copertina del nuovo album. Secondo me, a farli uscire insieme come split album, sarebbe stato un colpaccio.

“Come fare…” è il disco meno immediato del nuovo corso-FBYC. C’è pochissimo spazio per il singalong, la carica è notevolmente smorzata. Soprattutto, il clima è davvero troppo buio perché si possa aver davvero voglia di cantare in coro e abbracciarsi. Non so cosa ne verrà fuori dal vivo, né se sia l’inizio della fine. Di sicuro i cinque se ne fottono di capitalizzare l’affetto dimostrato dai fan: “Ormai” era composto in modo da celebrare la gioia collettiva dei concerti, i ditoni puntati e le frasi a squarciagola, mentre il nuovo album sembra voler tagliare col mondo esterno. Il nero di “Sfortuna” si combina con la rassegnazione di “Ormai” togliendole ogni eufemismo: il sasso sulla pancia è pesantissimo, ma non c’è un pensiero bello in testa.

Altrove ho scritto che Ormai rendeva atmosferico l’emocore; “Come fare” è l’opposto: forma post-rock (dinamica, fluire lento, chitarre avvolgenti), sostanza densissima. I cinque brani sono quasi tutti lenti e scanditi, come un orologio che continua battere anche dopo che il tempo non c’è più. Ascoltate Il pranzo che verrà, che di questo passo plumbeo è l’epitome.

Se “Ormai” si reggeva sulla batteria, qui è il basso a stabilire la linea, ancorando il suono alla sua durezza disperata. E la chiusura ostinata rende preziosissime le aperture, dal ritmo più sostenuto di Una provocazione alla clamorosa batteria che chiude Dura, e che mi ha ricordato addirittura i Deathspell Omega (!!!). Jacopo canta, non urla. A volte sussurra, stratifica le linee vocali, fa vocalizzi – non ci avrei mai creduto, ma si tratta dei momenti più emozionanti del disco. Pochissime frasi, metriche difficilmente memorizzabili, versi dolorosissimi.

Anche per questo album, le recensioni dei FBYC sono un genere letterario a sé. Parlare di un loro disco è come recensire se stessi. Io non li ho mai incontrati, nemmeno in concerto, eppure non riesco a far finta che la mia vita recente, il mio trasferimento in Australia, la nostalgia di casa, i cazzi miei, non stiano lì dentro, chiusi tra “noi non sappiamo come fare a non tornare” e “niente di tutto questo mi piace davvero/ma so che la mia fortuna è averlo”.

“Come fare a non tornare” esce in cd per La Tempesta, in vinile per Legno, ed è (come tutti gli altri), in download gratuito.

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