Variante della morte, ovvero Aggiornamenti su nulla in particolare

26Giu13

black-noise-rap-music-culture-in-contemporary-tricia-rose-paperback-cover-art

Da qualche tempo non abbiamo niente da dire e non diciamo nulla. Ma la tentazione di postare a vanvera è troppo forte, quindi eccomi qui.

Quell’altro è nelle Filippone, probabilmente buttato sul fondo di qualche miniera: è già tanto se è ancora vivo, altro che critica musicale. Io, come menzionato qua e là, vivo in Australia, dove per “Australia” intendo la mia camera e per “vivo” intendo annaspare di fronte a un computer. Tutto questo influenza la mia fruizione musicale nei seguenti modi:

1) Innanzitutto studio culture giovanili e popular music. Questo mi spinge ad aprire finestre su momenti storici e generi musicali che ho sempre o ignorato con sicumera o detestato a priori. Complice la presenza su Youtube di qualsiasi “full album” mi venga in mente, sto recuperando il tempo perduto ascoltando distrattamente cose a caso: svariati classici che non avevo mai ascoltato pur spacchiandomi di essere un blogger musicale e uno studioso di popular music, dai Beach Boys ai Motorpsycho, e novità degli ultimi mesi (che, nel tempo dell’Internet, vuol dire roba vecchissima senza più ragione di esistere/essere menzionata eccetto che per quanto riguarda le classifiche di fine anno), come l’ultimo Tyler the creator e l’ultimo Kanye West – lo sto riascoltando proprio adesso e mi piace abbastanza. D’altronde, come non amare un uomo del genere?

Questa cosa del “facciamoci una cultura musicale” me l’ero tolta dal groppone dopo anni e anni di educazione sentimentale ondarockiana: cercarmi le pietre miliari, farmi una top ten della new wave, decidere se fosse meglio la new wave britannica o quella americana, stabilire se il math rock è più influenzato dai King Crimson o dai Black Flag, i Tragic Mulatto sono sottovalutati, gli Agalloch sono sopravvalutati, gli U.S. Maple sono il gruppo più importante degli anni Novanta. Il risultato è che

2) Come ho già scritto in passato, torno sempre di più all’orticello: ascolto poca roba, roba italiana (per qualche malinteso giudizio di “orticello” che se ci penso bene è una stronzata) oppure straniera ma “piccola”. Non riesco a capire se questo ripiego, e il contemporaneo crollo delle mie facoltà di attenzione, siano un problema del mondo (le modalità di ascolto della musica cambiano, siamo bombardati e facciamo zapping furioso su Youtube) o un problema mio (sto invecchiando e come tutti gli ex giovani sono affezionato alla musica ma ne ascolto sempre meno). Sono confusissimo dal fatto di stare crescendo proprio mentre una frattura storica sta cambiando il panorama della cultura pop. Forse questa esperienza la vivono tutti, in qualsiasi epoca. Per tutta risposta, io comincio a scrivere di musica proprio quando non ho più molto da dire in proposito, contribuendo al bombardamento inutile di stimoli menzionato sopra.

La tendenza del ripiego è ingigantita dall’essere lontano. O almeno credo: mi sembra che questo essere affezionatissimo ai gruppi italiani sia un modo di sublimare la nostalgia di casa. Lascio il comando della nave a Capitan Senno di Poi e mi immergo dentro “Il Sopravvissuto” dei Marnero, una cosa talmente bella e completa e avvolgente che se solo provo a immaginare le future classifiche di fine anno mi verrebbe da spararmi.

Ho finito, da un  paio di giorni, Black noise di Tricia Rose, classico che, nel 1994, faceva il punto sul Rap americano e sulla sua ineluttabile consacrazione commerciale. Libro vecchio, basato su una musica che non c’è più, ma ancora pienissimo d’interesse. Nel post su Fabri Fibra avevo scritto che la pretesa dei rapper di raccontare la realtà e inventare storie è un po’ contraddittoria. Black noise tocca questo punto, sottolineando come le fantasie sono sempre radicate nella realtà che le partorisce, e quindi è chiaro come i sogni di ricchezza e di vendetta sugli sbirri siano contemporaneamente verità e fiction. Tutto ragionevole e ovvio. Però io – bianco panc middle class senza credibilità che non vuole farsi i cazzi propri – continuo a non capacitarmi, Tricia Rose o no, di questo video – in cui il mio adorato Ntò si fa lustrare e leccare la scarpa da una figa:

Il pezzo, comunque, non è male. Tra le altre novità interessanti dell’ultimo mese Hip Hop c’è il pestaggio di Casapound ai danni di Zulu (lo stesso Ntò ha onorevolmente difeso il collega su Facebook, scatenando un dibattito che, e questa cosa la sottolineo cento volte, quindici anni fa non ci sarebbe stato); la querelle su Moreno ad Amici con conseguente flame psichedelico tra Dj Double S e Dj Gruff; il “ritorno al rap” di Neffa che, in quaranta secondi di ghost track, divide la scena. Ci manca veramente un Kanye West, a noi: uno che spara stronzate ancora più galattiche degli altri, ma ci mette sotto basi che alzano l’asticella e cambiano le regole di un mainstream che da decenni non riesce manco a cooptare l’underground col tempismo giusto.

Annunci


One Response to “Variante della morte, ovvero Aggiornamenti su nulla in particolare”


  1. 1 Intervista ai Marnero | mestolate

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: