La Dispute + Pianos Become the Teeth @Hi Fi, Brisbane (28/6/2013)

29Giu13

ladispute

Ieri sono stato all’Hi Fi di Brisbane, a vedere La Dispute e Pianos Become the Teeth. E’ stato il terzo concerto nella mia esperienza australiana, anche se il primo serio e fortemente voluto. Gli altri due sono stati più che altro tentativi arditissimi di farmi degli amichetti ai miei esordi in Oceania. A una settimana dal mio arrivo, sotto il cavalcavia di un’autostrada, a decine di kilometri da casa sotto la pioggia, un’ammucchiata di quei gruppi che rubano le definizioni alla mia musica preferita, cose tipo “screamo”, “metalcore”, e addirittura “post-hardcore”: frangettoni, espansioni di centimetri alle orecchie e inaudite commistioni hipster-metal, mocassini-borchie; al mio ingresso nel locale ho alzato l’età media di una decina d’anni. Poco più avanti, un’ancora più patetica battle of the bands da pub, con gruppi scrausissimi e io che giustificavo il fatto di non consumare dicendo “oh ma io non lo sapevo che qui vendevano solo birra”, in un posto chiamato Biergarten. In entrambi i casi sono stato abbordato da ragazze carine: tre liceali al concerto metalcore, una comitiva di bruciate nella seconda disavventura (una di loro, non la scorderò mai, aveva tatuato sulla coscia un cactus antropomorfo che pronunciava il fumetto “Get high!”). In nessuno dei due casi si trattava di tentativi di seduzione: era più che altro pietà per la mia disperata solitudine (cosa molto bella che, in Australia, sembra accadere spesso), una pietà durata cinque minuti al massimo prima che mi abbandonassero al mio destino. Poi chissà, avrei potuto far leva sulle mie disgrazie.

La Dispute e PBTT suonano in un’aria di Brisbane apparentemente in piena gentrification: ristoranti etnici, negozi hippiester, qualche sparuto mendicante, qualche sparuto segnale di impegno politico. Nella maggior parte delle città nel resto del mondo sarebbe stato un quartiere residenziale fighetto. L’Hi Fi è un live club ordinario, ma l’ingresso della sala concerti è in una viuzza al buio e io ci metto venti minuti a capirlo e individuare la fila; nel frattempo mi muovo di continuo per evitare di essere abbordato dagli altri solitari presenti, che mi inquitano molto di più delle liceali e delle tizie bruciate di cui sopra.

Aprono il concerto i Travels, gruppo locale solo leggermente più post-rock rispetto ai Pianos. Solo che il cantante proprio non gliela fa: sta da qualche parte fra un cantante screamo che ha perso la voce e un cantante screamo che si mette a piagnucolare. (lo sto ascoltando su disco: suona uguale, quindi è proprio una scelta stilistica, la sua). Intensi, ma secondo me ancora un po’ immaturi. I Pianos Become the Teeth, al confronto, sono un terremoto. Dal vivo perdono ogni patina atmosferica, se la giocano su un flusso continuo di aggressività e perizia – il cantante Kyle Dufrey sembra gestire la carica debordante delle proprie emozioni con un controllo assoluto, la melodia che emerge sempre attraverso le urla. Epperò, alla fine della fiera, il suono è davvero troppo saturo: passato il fascino dell’assalto, giro per la platea in cerco di un posto in cui gli intrecci tra le chitarre siano vagamente comprensibili/apprezzabili, ma un cazzo. Per fortuna questa resa non compromette la traccia di recente pubblicata nello split coi Touché Amoré, deriva emo e capolavoro che un buon numero di presenti canta a squarciagola.

Coi La Dispute il discorso si capovolge: tutto suona a meraviglia, tutto è perfettamente dosato. Una prova che ha del miracoloso. Mi stupisco di come venga ripetutamente fuori l’aspetto più catchy della loro musica, che in sé non è semplicissima: groove fuori dagli intrecci prog delle chitarre, anthem fuori dagli spoken word fluviali del cantante Jordan Dreyer – io non riuscirei mai a memorizzare quei testi, manco se fossero in italiano, eppure qui il pubblico fa il singalong. Pazzesco. Un elemento centrale dell’impressione di presa a bene di tutto lo show, con Dreyer che si agita e suona il tamburello, sorrisoni, bravi ragazzi sul palco, crowdsurfing sotto. La tristezza devastante dei racconti che Jordan declama, urla, scandisce dovrebbe uscirne decontestualizzata, e invece tutto funziona benissimo. I La Dispute sono un tesoro del post-hardcore di oggi, uno spettacolo di equilibri – incastri, melodia, sperimentazione, ritmo, matematica, liberazione violenta. E la carica ingestibile delle emozioni che si tiene appesa ai fili di queste architetture perfette.

Annunci


No Responses Yet to “La Dispute + Pianos Become the Teeth @Hi Fi, Brisbane (28/6/2013)”

  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: