Il mio primo concerto (Nirvana @Bloom, Mezzago, 26/11/89)

12Set13

Kekko di Bastonate ha diffuso il male nel mondo. L’idea originale era invitare i blogger o chi per loro a raccontare il primo concerto al quale hanno assistito, e chiudere tutto l’imbarazzo conseguente dentro un e-book. Date le poche risposte, L’e-book è stato un fallimento. Un fallimento tale che, non appena il curatore lo ha riconosciuto e ha pubblicato il suo pezzo, il web si è intasato di contributi – una spirale inarrestabile di nostalgia e vergogna e sputtanamento, che ci sta sputando in faccia cose meravigliose. Il mio pezzo preferito, al momento, è questo.

Quello che segue, invece, è il contributo di mestolate. Ovviamente non si tratta dei Nirvana al Bloom, ma dei Marlene Kuntz nella piazza principale di Vittoria (RG), il 19/3/1999.

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L’artefice di questo progetto ha scritto su twitter:

beh sembra abbastanza chiaro che gli uomini tendono a essere molto migliori del primo concerto a cui hanno assistito.

Non è il mio caso. I Marlene Kuntz nel Marzo del 1999 erano un grandissimo gruppo. Io, invece, sono sempre stato un coglione.

Non sarebbe arrivato niente di meglio dopo “Ho ucciso paranoia”, dal fronte-Marlene. Il disco era appena uscito, ma questa cosa mi sembrava in qualche modo chiara già in quei giorni, a quattordici anni e con pochissima musica sul groppone. Avevo una videocassetta del gruppo ad Arezzo Wave: la cosa più bella erano i lunghissimi fili di bava che legavano le labbra di Cristiano Godano al microfono. Quella cassetta è stata un po’ la direttrice che ci ha portati  a Vittoria (RG), me, mio fratello e il nostro amico Corrado, accompagnati dai genitori e riportati a casa proprio quando stava per cominciare Festa Mesta.

Del concerto in sé non mi ricordo nulla, solo la vaga sensazione che sia stato bellissimo. In compenso mi ricordo un po’ di dettagli che la dicono lunga su cosa fosse un concerto gratuito in piazza, in un paesino della provincia più a Sud d’Italia – e cosa fosse tutto questo per un ragazzino di quattordici anni.

C’erano i gruppi spalla, tantissimi, a coprire tutto l’arco democratico dei tipici gruppi spalla di provincia: quelli che suonavano canzoni di merda che non piacevano manco a loro tipo Vasco e Ligabue ma erano bravi e seri ed emergenti perché sapevano suonare; quelli altrettanto paraculi ma paraculi alternativi, con la voce femminile e il singolo che non sarebbe mai uscito; un gruppo death metal che aveva il nome bellissimo di Tremere: c’entravano ancora meno degli altri, ma davano spettacolo coi loro spolverini e i capelli roteanti. Penso che a metà del pubblico piacessero più del gruppo principale.

C’erano i Marlene Kuntz. Ricordo distintamente che non riuscivo a smettere di cantare nonostante avessi paurissima: mi sentivo aggredito in tutti i fronti, il mio gracile metro e cinquanta era finito dritto dentro il wall of death degli Slayer (non che sapessi chi fossero gli Slayer o cosa fosse il wall of death). Va da sé che la gente attorno stesse solo saltando. Semplicemente, democristianamente saltando. Per me era già troppo, e ho finito per trascorrere più di metà concerto nell’angolo più sicuro e inutile della piazza.

C’erano tutti i personaggi che un grosso concerto poteva radunare in una realtà assolutamente priva di concerti, grossi o no. Un tizio aveva uno di quei giganteschi cappelli da giullare di spugna che lo faceva svettare sulle teste del pubblico: in qualche contesto ggiovane degli anni Novanta quei cappelli erano stati di moda, una delle peggiori mode degli anni Novanta insieme ai ciucci di plastica. Una fricchettona si era portata uno sgabello dentro lo zainetto, e pogava  coi piedi dello sgabello che sporgevano e minacciavano di infilzare i presenti. Un grassone coi capelli lunghi a un certo punto si è messo a fare headbanging appoggiato su un cestino della spazzatura. Anche quella scena mi è sembrata di una violenza eclatante, una violenza eclatante diretta a me; per cui ho trovato logico – nella logica pericolosa violenta e salvifica del ROCK – che a un tratto uno sbirro andasse a dirgli “Oh, datti una calmata”. Se ci penso adesso mi sembra di averla sognata questa cosa: perché un poliziotto dovrebbe venirti a dire di non fare headbanging?

C’era il mio primo amore – un amore estivo ritrovato in quella situazione fuori contesto, dalla quale naturalmente fuggì ancora prima che i Marlene suonassero una nota. A un certo punto Cristiano Godano sta lì, vicino a me e lei, e la fanciulla cerca di trascinarmi a chiedergli un autografo. Io rimango immobile, impietrito da entrambi – Cristiano e il mio primo amore.

La mia codardia ha subito il contrappasso più di dieci anni e svariati concerti dopo, a un discutibile reading di Godano e Riccardo Tesio. Mi sono trovato nel bagno del locale, da solo col cantante-sbavante. Ero in pieno disincanto indie e volevo censurare politicamente ogni possibile atteggiamento da fan, con buona pace del me stesso quattordicenne. Non potevo dargli la mano perché avevo appena pisciato, non volevo dargliela umida, subito dopo averla lavata;  non sapevo cosa chiedergli e ho finito per fargli una domanda stupidissima e vagamente arrogante del tipo “Ma a parte voi suona qualcun altro stasera?”. Lui era ancora più imbarazzato di me.

PS: Bastonate concorre come miglior sito musicale ai Macchianera Italian Awards. Mi sto convincendo che, se dovesse vincere, nel mondo accadrebbe qualcosa di rivoluzionario. Quindi VOTATELI: se non volete farlo per loro, fatelo per me.

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