Quella morte che vive dentro te/4

07Ott13

Torna Quella morte che vive dentro te, la nostra rubrica che cerca profondità filosofiche nel piattume dabbene della canzone italiana. Per la verità, questa edizione è abbastanza atipica: profondità ce ne saranno pochine, sostituite piuttosto da WTF e richieste di servizio. Partiamo.

Qui bisogna leggersi tutto il testo, che è veramente incredibile.

Ho visto due o tre concerti di Caparezza. La prima volta durante il tour di “Verità supposte”: aveva una maglietta dell’Unità (il giornale), e mentre cantava quella canzone col campionamento “Cavaliere!”, sullo schermo dietro di lui appariva pulsante Il Cavaliere. Bene, Capa era già pronto a diventare l’avamposto anni Duemila del Concertone, o forse un apripista del trasversalissimo cantautorato (culturalmente) grillino

(giuro che un giorno scriverò un post sulle mie farneticazioni riguardo alla musica impegnata di stampo grillino)

Almeno, Caparezza aggiunge a quello stereotipo uno stile giocoso e una tecnica incredibile – secondo me la nostra scena Hip Hop lo vede come un corpo estraneo proprio perché sa di non poter competere. Eppure questa sensazione sul posizionamento di Capa nel mondo del Primo Maggio aveva una qualche nota stonata. Qualcosa, in quello spettacolo strideva. Perché io avevo anche il primo album del rapper di Molfetta, un album in cui lui si sforzava di non-posizionarsi, o di posizionarsi altrimenti. Ora non voglio tirar fuori gli scheletri dall’armadio di MikiMix, ma ho abbastanza chiare alcune inversioni di tendenza nella sua poetica – che ha più volte attaccato il sessismo e i ruoli di genere (Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti) nascondendo sotto il tappeto la canzone di cui sopra. Intendiamoci: a un certo punto Mammamiamamma’ non è manco un pezzo sessista, quanto una fiera del MACCOSA. Un brano che forse è puro cazzeggio (mah), o forse cela un messaggio culturale – quale messaggio? Capa ce l’ha con le mamme moderne per svariati motivi assurdi: perché si tatuano e si rifanno le tette, perché Ci manca che ti fai uno spino e abbiam finito”, perché sono attratte dal lusso. A parte che potrebbe farsi i cazzi suoi, perché questi problemi emergono solo avendo a che fare con le mamme e non con i papà, o le persone in generale? Ecco perché: se lui parla lo interrompono come un coito; non sono brave manco a scopare il pavimento, e persino lui se ci prova sta più attento (meno male che dopo hai imparato anche a lavare i piatti, Michi); perché hanno addirittura passioni lesbo! E, a parte questo, preferiva la mamma all’antica. Altro che Barilla. Ora, se la canzone dovessimo prenderla sul serio, bisognerebbe rinfacciargli che la “mamma all’antica” era subordinata, muta e serva. Non solo questo, ma anche questo. Donna schiava zitta e lava. Ah, nello stesso disco c’è anche un pezzo in cui dice stronzate a caso su Ultrà, Transessuali e Goth.

Che poi a me Caparezza è sempre piaciuto, e non voglio dire che si sia venduto alla parrocchia rossa. Però insomma, non stonano questi testi?

Vieni a prendermi o precipito/scivolo/come Maximillian/verso il buco nero del fastidio.

Frankie Hi Nrg ha molto in comune con Caparezza: entrambi sono rapper per qualche motivo lontani dalla scena, entrambi sono bravissimi con le parole, e il loro impegno civile più che militante li ha portati dentro l’orbita del V-Day. Ora il personaggio è un po’ in calo, ma per me negli anni è stato importantissimo, ed è grazie a lui se un pochino mi sono interessato al rap. E comunque, Storia di molti non è Rivoluzione, e Accendimi non è SCHOOL ROCKS LA SCUOLA SPACCA E CAPISCI ANCHE L’ACCA.

Autodafè, poi, è una delle cose migliori che abbia fatto. Negli anni della mia adolescenza l’ho usata come vademecum per l’autocommiserazione, ma anche per la cultura: sono andato a cercarmi L’odio per quella frase su Hubert, e ho letto 500 e passa pagine del Dottor Zivago aspettando invano che il protagonista si sbracciasse. Non lo fa, si sbraccia nel film. Mi sono informato su chi fosse Salieri e ho pure letto Autodafè di Elias Canetti proprio perché ci avevo questa canzone in testa. Tra i vari riferimenti snocciolati da Frankie, solo uno mi è sempre sfuggito: chi cazzo è Maximillian? Cos’è il buco nero del fastidio? Vi assicuro che ho cercato, eppure nulla. Il mio socio mi fa notare che potrebbe riferirsi a questo film, che non ho mai visto; ma dio mio: a parte che il riferimento sarebbe contortissimo, si tratterebbe di una delusione enorme. Io speravo che IL BUCO NERO DEL FASTIDIO fosse un romanzo francese mezzo erotico e mezzo filosofico, una cosa alla Bataille (che ovviamente non ho mai letto), una porcata indicibile che arrapa e inquieta.

Per cui, se avete qualche informazione al riguardo, vi prego: fatevi sotto. Non lasciatemi da solo.

PS: volevo pure dire che dalle mie parti un gruppo Hip Hop, tanti anni fa, ha fatto una canzone che diceva COME CHI SI CHIAMA FRANCO CIAO ENERGIA. Ciao Sic.

Io non ho un’opinione su Gianna Nannini. Abbiamo fatto la stessa Università, e credo che il suo controrelatore fosse il mio presidente di commissione. Nel mio immaginario, c’è una Gianna Nannini-substrato, quella delle canzoni famosissime degli anni Ottanta. Poi ce n’è una recente di grande successo, quella più delicata e cazzi e mazzi. In mezzo c’è un vuoto, dentro il quale risplende come una stella morta il video che ho postato sopra – un ricordo angosciantissimo di quanto ero rigazzino e mi facevo le seghe guardando i videi musicali. L’ho visto su una rete tipo Match Music, e poi è scomparso dal mio radar per una vita. L’ho ricercato nell’era di Internet, e mi ha stupito la relativamente scarsa visibilità dello stesso. La spiegazione è che a quanto pare il video non è stato distribuito dalla maggior parte delle reti televisive generaliste e non. E a ragione: si tratta di una cosa scabrosissima, assolutamente “altra” per il panorama mainstream – e non solo – italiano. Gianna, che canta un pezzo molto forte e disperato (pare racconti la morte del suo produttore), non si fa mancare nulla: footfetish, sesso con le vecchie, droga, bambini presi a legnate. Io voglio sperare che non sia un caso isolato. Che ci sia una storia segreta nella nostra canzone, e che unendo i puntini ne venga fuori una discreta collezione di orrori e un verbale segreto in stile James Scott (che ovviamente non ho mai letto).

Boh, guardatevi il video: ne vale moltissimo la pena.


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5 Responses to “Quella morte che vive dentro te/4”

  1. RETTIFICO: Io e la Nannini ci avevamo proprio lo stesso presidente della commissione: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/12/15/laurea-bella-possibile-110-lode-per-la.html

  2. 2 limonate.org

    al principio era la neve […] ci sei caduto dentro
    ora capisco di cosa è morto

  3. 5 limonate.org

    come Gianna anche io gioco sul confine del significato.


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