Aspetto che esploda (di bolle speculative e capitale sociale)

04Dic13

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Gli editoriali di Novembre e Dicembre su Rumore hanno dipinto lo scenario grottesco di una rivista subissata da richieste di assunzione/collaborazione/recensione e chi più ne ha più ne metta – spesso inviate totalmente a cazzo di cane, senza alcuna idea di cosa sia Rumore e senza una vera motivazione di fondo: se mi rispondono apposto, sennò vabbè. Nel frattempo sparo nel mucchio.

Su mestolate ci cacano in pochi, spesso con il fine nobile (e graditissimo) di mandarci promo. Qualche volta, se l’ipotetica recensione ci permette di “agganciarci” a un tema più ampio o di nostro interesse, ne traiamo un articolo; in qualche altro caso abbiamo inviato un parere personale sul promo ai mittenti. Nonostante questo, possiamo godere anche noi della nostra dose di nonsense:

Mi piacerebbe collaborare
con il vostro sito
inviandovi ogni tanto 
una richiesta  di recensione
per  artisti  e bands  (in linea con il vostro target)
che ci contattano
o una semplice news su qualche loro evento o concerto quando possibile.
Possiamo darvi una mano anche noi con molto piacere:
Gestiamo:
Un grande streaming Twitter / Facebook  di oltre 500.000 utenti
Pagine Facebook molto numerose ( anche una da 118.000 “mi piace” tra le tante)
Circa 70 music blogs, ognuno con un suo account Twitter e Fan Page
Siamo  in contatto con tantissime radio, tv,  free-press, giornalisti, bloggers e webzines di tutt’ Italia
Un saluto, resto in attesa di un feedback!
Grazie.

Vabbè. Questo non sarà certamente né il primo né l’ultimo pezzo sulle views e l’autoreferenzialità da Internet, né  tantomeno mi sto chiamando fuori dal diabolico meccanismo. Ho suonato in un gruppo e posso testimoniare come queste dinamiche stiano praticamente sotto pelle. Quando si parlava di spammare il disco le possibili obiezioni erano – da tutti – liquidate con un “dobbiamo farci furbi”. Qualunque fattore sia comunemente visto come la causa per la morte di Myspace, credo che un numero immenso di utenti si sia stancato della piattaforma per la sua rapida trasformazione in una giungla demmerda: amici di cui mai avresti ascoltato un pezzo, inviti a eventi in Papua nuova Guinea, Spam a tutta forza sia nei messaggi privati che nei commenti – c’era un gruppo prog-metal tedesco, delle facce da culo incredibili, che mandava A TUTTI I PROPRI CONTATTI un messaggio iper-ecumenico del tipo Myspace non dovrebbe essere utilizzato per lo spam, ma dovrebbe aiutarci a costruire rapporti personali migliori. Ascoltatevi i nostri pezzi. Peace. …E anche scrivere su mestolate mi pone di fronte a queste dinamiche. Ho già scritto come l’idea vergine di “scrivere solo quando avrò qualcosa da dire” sia messa in crisi immediata dalla fotta di aggiornare, dalle visualizzazioni giornaliere che calano, dai cespugli che cominciano a rotolare sotto forma di spam.

Comunque, ultimamente su Facebook vedo cose strane. Oggi un ragazzino che ho fra i contatti ha scritto “se metti mi piace ti dico quanto sei bella/o…” Che ovviamente è uno scimmiottamento goliardico, da quattordicenne, delle strategie da pagine social che ci provano, in modo solo apparentemente scherzoso. Da “CONDIVIDI SE LO PORTI NEL TUO CUORE” a “!!!111!!!”. Furbe tattiche di adescamento gonzi volte a ottenere… cosa? Davvero: cosa ci si guadagna? Salmo è famoso per aver ripetutamente parlato, nelle interviste, di meritocrazia del web: più visualizzazioni fai più guadagni. Quando poi gli è stato chiesto quanto guadagnasse di preciso, ha chiarito che gli introiti dei suoi video bastavano a fare altri video. Magari si trattava di un eufemismo, e comunque voglio sia chiaro che cito Salmo per motivi di mero rosico, visto che non ha risposto all’intervista che gli avevo inviato.

Su Facebook vedo anche altro. Vedo musicisti promuovere dischi che non esistono, che devono ancora essere registrati. Li vedo scrivere “la prossima settimana registro e vi posto un nuovo pezzo!”. Tenete bene a mente questa cosa della promozione preventiva, perché è il centro del mio discorso.

Morti di fama_Sovrac_@01

Quando tornerò in Italia comprerò Morti di fama di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini. Nel frattempo, oltre a consigliarvi questa presentazione a opera di Loredana e Wu Ming 1, abbozzo una mia teoria, preventiva anch’essa.

Ho già parlato di Pierre Bourdieu e delle sue teorie sul capitale simbolico. Tra le forme di capitale simbolico, il capitale sociale è l’insieme delle risorse che ci vengono dalle nostre reti di contatti e di relazioni reciproche. L’estensione delle dinamiche del capitale (economico) all’abito del simbolico (capitale sociale e culturale) è un’idea assolutamente fertile, ma che non deve essere tirata troppo per i capelli, sovrapponendo con faciloneria il capitale economico col capitale simbolico. Io, però, voglio tirare un po’ di più la corda di questo parallelismo.

Tutti sappiamo, più o meno, cos’è una bolla speculativa: è una fase del mercato in cui un determinato bene gode di una domanda tale da far schizzare il suo valore molto più in alto del valore “effettivo”. A un certo punto la bolla esplode: spaventati, gli investitori cominciano a vendere, e il valore si sgonfia. Ecco: è possibile traslare una simile dinamica dal capitale finanziario a quello sociale? Che succederà quando questa bolla di relazioni fittizie, di autoreferenzialità un tanto al chilo, di futures dello stardom scoppierà dimostrandosi una gigantesca mistificazione? Ammesso che qualcuno non ci sia già arrivato, una simile angolazione teorica potrebbe essere un punto di partenza interessante per immaginarsi il culto della visibilità virtuale in una nuova chiave – se non a scopi scientifici, almeno a scopi narrativi.

Comunque, mentre aspettiamo l’esplosione, è bene ripetercelo:

…And dont’worry what the other people see, IT’S NOTHING.

(comunque, XlebenverbotenX miglior utente Youtube di sempre)

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