Classyfica di fine anno

25Dic13

Ancora satolli dai pranzi natalizi, non vogliamo esimerci dall’apportare il nostro parere non richiesto sui dieci (10) migliori dischi italiani di quest’ottima annata 2013, ché anche se siamo lontani ci mancano i suoni di casa nostra. Un anno particolarmente diviso tra il rap e il post-hardcore, forse perché nonostante le mode del momento siamo diventati entrambi un po’ più emo. Alla fine abbiamo deciso di scartare il rap: tra gli artisti non inclusi si parlava come sempre di Uochi Toki – “Macchina da guerra”, un ascolto tuttavia troppo stancante che alla fine uno si domanda se vale la pena doversi sforzare così tanto per stargli a dietro, e del loro parente stretto Zona Mc – “Scrivere col sangue”. Dopodiché abbiamo levato Ntò – “Il coraggio impossibile”, principalmente perché ci è sembrato immorale sponsorizzare uno che si fa leccare le scarpe da una donna, così come la prossima rivelazione in casa Machete, En?gma – “Rebus EP”. Sul versante estremo, non abbiamo invece prestato troppa attenzione a lavori comunque validi, come quello degli Inferno – “The rise and fall and rise and fall of” e dei Meteor – “Co’ col e raspe”, e chissà quante altre cose ci sono sfuggite.
Detto questo, ecco la nostra classifica senza podio né maglia nera. Buone feste:

Bachi da Pietra – “Quintale”

Un disco che faceva aprire le orecchie come questo non capitava da parecchio tempo. Finalmente, la metamorfosi completa del gruppo meglio maturato in Italia negli ultimi anni. Li ho visti due volte dal vivo, la prima così così la seconda hanno spaccato veramente tutto. Ogni traccia è mozzafiato; né speranza né paura.


Marnero – “Il sopravvissuto”

Quattro quadranti per raccontare la storia di un naufragio quotidiano, presente e senza tempo. Una narrazione individuale per affrontare la vita a pieno petto, in un mix di sludge, punk-rock e post-hardcore, un’attitudine di sfida con le lacrime agli occhi.

Gazebo Penguins – “Raudo”

Tutto si può risolvere in questo video bellissimo, un abbraccio fatto di collaborazioni con fans più svariati (compresa la nostra antitesi a cui abbiamo rubato il nome e il nostro collega di Parmigiana Fuzz). Punk rock ed emo acquistano una meritata dignità, calda e corale.

Fine Before You Came – “Come fare a non tornare”

Ci avevano lasciato addosso il sorriso rassegnato di “Ormai”, sono tornati a colpire a tradimento con un disco tanto apparentemente pacificato nella forma quanto cupo e incattivito nella sostanza. Come si sa da tempo, i FBYC sono una questione privata che tocca migliaia di persone.

OvO – “Abisso”

Uscito da poco, ho ascoltato il disco una volta sola e con una cuffia mezza rotta. E posso comunque affermare senza timori che si tratta di uno dei migliori dischi del 2013, un noise gutturale e devastante che finalmente si smaschera fino in fondo.

Fritz da Cat – “Fritz”

Ascolto questo disco ossessivamente, uno dei pochi produttori di spessore della scena rap italiana è riuscito a offrire una sintesi perfetta dell’evoluzione di questa disciplina negli ultimi quindici anni, dal tempo in cui ci aveva lasciati con “Novecinquanta”. Abbandonata l’ossessione per quel modello di Akai, Fritz il Gatto orchestra un’ottima composizione con molti tra i migliori Mcs in circolazione, agevolati dal potente spessore delle strumentali.

Salmo – “Midnite”

Presente in uno dei feat nell’album di Fritz da Cat, vi è forse il più acclamato rapper italiano del momento, un talento naturale che purtroppo se la mena un sacco. Perché Salmo ha davvero un gran gusto musicale, ma fonde idee e immaginari diversi con contenuti a volte discutibili.

In Zaire – “White sun black sun”

Le tag sul loro bandcamp dicono: experimental afro noise psych Berlin; Colasanti afferma: “Un disco psichedelico suonato da un gruppo punk.” Mi sembra di aver reso abbastanza l’idea.

Il Buio – “L’oceano quieto”

Un gruppo che prometteva benissimo, in realtà non ha mantenuto lo stesso exploit con l’omonimo EP  d’esordio. Comunque, Il buio si mantiene una bella conferma tra le novità del panorama post-rock italiano, riunito attorno una delle etichette più interessanti e garanti di qualità (To Lose La Track).

Chambers/The Death of Anna Karina – split

Nero dei The Death of Anna Karina è forse il miglior pezzo italiano uscito quest’anno. Ma tutto lo split è straordinario: ‘Le facce uguali di due medaglie diverse’, due estremità dello spettro post-hardcore che al loro interno contengono ulteriori, innumerevoli possibilità.

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