Patetismo, giovinezza e At the Drive-In

25Gen14

At-The-Drive-In-25

Qualche settimana fa è uscito il nuovo disco dei Lantern, che io ho ascoltato solo in streaming perché, credo, sono l’unico italiano che non ha ancora capito come si faccia a scaricarlo. Le cose sono due: o nella pagina non mi compare il cosino su cui devo cliccare, o sono un impedito.

Ad ogni modo, c’è in rete una bellissima intervista con una bellissima frase pronunciata da qualcuno del gruppo – frase che, poi, ha dato il titolo all’articolo stesso. Parlando del padre, fan delle Orme eppure uomo di destra, uno degli intervistati dice “A volte si fugge, a volte si resta… a tutti prima o poi capita una giovinezza”
[poi oh, magari è una citazione scontatissima, e io non l’ho colta per il motivo di cui sopra]

Beh, è una frase che mi ha fatto molto pensare. Perché a parte la giovinezza che, prima o poi, ti capita, c’è anche una giovinezza, reale o immaginaria, con cui ti confronterai per tutta la vita. So abbastanza bene che c’è del marcio in questo: giovinezze iconiche dentro romanzi di formazione, film adolescenziali, educazioni sentimentali, veicoli commerciali diretti a persone che, spesso, giovanissime non sono più. Un’economia del rimpianto che ha mille tipi di entrate, prendendo soldi a consumatori di qualsiasi età. Che poi voglio dire: io questa adolescenza mitizzata degli amoretti al faro e la ribellione generazionale non l’ho mai vissuta davvero; la mia vita ha cominciato a essere davvero interessante compiuti i ventiquattro anni. Ciò non vuol dire che io mi sottragga al giochino: anzi, ci sto tremendamente sotto, e mendico giovinezze perfette alle quali aggrapparmi.

In musica, la mia preferita sono gli At the Drive-In.

Gli ATDI sono un gruppo che sembra piaccia a uno sfracello di persone, ma sembra allo stesso tempo far schifo a tutti. Forse è una mia personale sindrome da accerchiamento, ma mi pare di essere uno tra pochissimi a considerarli un gruppo della vita. Molti ci hanno ripensato, qualcuno li rimette in contesto pensando a Drive like Jehu, Hot Snakes e cazzi e mazzi (anzi: loro stessi lo fanno), qualcun altro plaude alla visceralità ma si ferma lì.

Il punto, per me, va molto oltre la musica. Ha a che fare con il fatto che – dal suono all’estetica alle vicende – tutto di loro mi sembra rappresentare una narrazione multiforme ma coerente, una storia di – appunto – gioventù: anni di concerti devastanti in giro per gli States senza fermarsi un attimo, corpi che si flettono, coraggio e cervello, amicizie fortissime e delusioni altrettanto profonde, il sole infuocato di El Paso, morti che circondano tutti. Poi l’implosione, e i Mars Volta: sempre più imbolsiti, ambiziosi, “colti”; adulti che alla quiete senile hanno mischiato un totale sbarellamento a base di ego trip e bulimia espressiva, segnando tra l’altro il passaggio fra l’esperienza collettiva della gioventù a una crescita sempre più egotica, da (wannabe) Artisti. Qualcosa che sfiorisce, alla quale puoi guardare con abbastanza maturità da sapere che è finita e non si torna indietro. Che puoi fare reunion in cui sei preso bene, in cui i soldi valgono al massimo quanto il bisogno di riannodare i fili con una storia umana importantissima… ma comunque è finita. [gli Sparta stanno fuori dall’equazione. Loro in questo discorso corrispondono più o meno alla copertina di Linus].

Di seguito, alcune delle forme in cui questa mia fantasia si articola:

– La musica. C’è un motivo per cui a un certo punto i ragazzi cresciuti cominciano ad ascoltare il post-rock, e i ragazzi ancora più cresciuti si buttano sulla classica? Una spiegazione possibile è: la dinamica. Parte dell’educazione all’ascolto ti porta a rifiutare il sempre-forte, e a dirigerti verso una musica che abbia saliscendi emozionali, che ti avvolga mutando di densità. La musica degli At the Drive-In, nel momento in cui quella roba post-rock estremamente dinamica si consacrava, era invece ipercinetica. Piuttosto che crescere e sgonfiarsi, si muoveva fortissima, intensissima, in mille direzioni diverse. Quand’anche si basava su dinamiche piano-forte, era un’alternarsi ossessivo fra finta quiete ed esplosioni frenetiche, come nel pezzo sotto. Faceva pensare esattamente a Cedric che impazziva sul palco. Era la stessa cosa. Nella ricerca sulle sottoculture giovanili un tempo andava di moda il concetto di omologia. L’omologia è, più o meno, la corrispondenza tra il carattere generale di una sottocultura e uno dei suoi simboli, che finisce così per riassumerla, riproducendola in piccolo. Un esempio? Le droghe degli hippy portavano alla paciosità, all’esplorazione interiore e mistica; quelle dei mod (le anfetamine), vertevano piuttosto sulla danza impazzita e acrobatica del sabato sera, su un senso di giovinezza senza domani. Ecco: secondo me c’è un’omologia non da poco fra la musica centrata sulla dinamica e la compassatezza solenne che vorremmo dalla nostra vita adulta; e ce n’è un’altra che lega la giovinezza alla velocità, all’estremizzazione, al baccano assordante. Per me la musica degli At the Drive-in è l’immagine della giovinezza.

– Una metafora scemissima. Avete presente i giorni in cui l’estate si sta riscaldando, è ancora fresca e quieta ma lascia presagire la sua imminente esplosione? E poi c’è il mese di Agosto, che è il culmine sia climatico sia esistenziale. E poi Settembre, che è ancora caldo e dolce, ma la sua dolcezza ti fa pensare a qualcosa che sta andando perduta, che non tornerà indietro. Ecco. Agosto è “Relationship of Command”; Settembre è “De-Loused in the Comatorium”: bello, ma la sua bellezza riguarda esattamente ciò che sta per scomparire, ciò che non ritroverai nell’autunno di “Frances the Mute” e nell’inverno sfrangiapalle che segue.

– La fine. Dentro l’iconografia commerciale della giovinezza, di cui ho parlato sopra, un posto speciale spetta al “live fast die young”. All’icona giovane per sempre, che se uno ci pensa bene è solamente una stronzata fascista. Ci sono mille gruppi che amo e che non vedrò mai perché qualcuno di loro è defunto. Ma con gli ATDI è più doloroso, perché loro ci sono ancora, e si sono persino riuniti, ma non è la stessa cosa. Tempo addietro Omar aveva paragonato il gruppo alla tua prima fidanzata: una storia importante ma che, ormai, è parte di un passato impossibile da toccare. Come dicevo sopra, ci sono state ragioni molto nobili dietro la reunion: il bisogno di ricominciare a parlare con persone che erano state, l’una per l’altra, troppo importanti, al di là di mille scazzi veramente seri. E secondo me non hanno suonato manco male. Ma chiunque abbia visto un video del Coachella aveva chiaro in testa che quella cosa lì c’entrava un cazzo con gli ATDI.

Boh, tutto sto pippone nasce, a scoppio ritardato, da qui. Omar tra le altre cose ha un gruppo di nome Bosnian Rainbows, nel quale gioisce del suo essere un semplice membro. Cedric sta lanciando il suo nuovo gruppo, i Zavalaz: a suo dire avrebbero dentro “a lot of Sunday morning stuff”, che è un po’ ciò di cui ho parlato. Speriamo.

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One Response to “Patetismo, giovinezza e At the Drive-In”

  1. 1 Feccia

    Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Bellissimo, mbare, ho i peli del culo che fanno la ola!


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