“Il 49esimo stato”

25Mar14

Come al solito mi ero ripromesso di scrivere questo articolo (e altri due prima ancora) non appena finito di leggere un libro che parla di Trinacria e dei Ramones, “giuro che questa volta lo faccio prima che mi dimentico tutto”, e invece sono già passate diverse settimane e la mia memoria sempre più corta e le mie energie che mancano sempre di più, ah ma che te lo dico a fare.

È il 1978, cazzo. Il mondo sta cambiando. Fino a un paio d’anni fa non ci sarebbero mai considerati dei musicisti. Forse qualche studente svitato ci avrebbe definiti degli artisti d’avanguardia, tipo. Ma musicisti mai. E oggi all’improvviso eccoci qua, in lizza per suonare da spalla al più famoso gruppo punk del mondo. Credete che all’inizio i Ramones suonassero molto meglio di noi? Col cazzo. E ora guardateli, dove sono arrivati.

Il 49esimo stato (di Stefano Amato, Transeuropa/Feltrinelli, 2013). Grazie ad una leggera distopia, ricca di particolari storici che sono invece spaventosamente reali e documentati (come la lettera di Salvatore Giuliano a Harry Truman), la Sicilia è stata annessa agli Stati Uniti d’America in seguito alla seconda guerra mondiale, in virtù della sua importante collocazione geopolitica per contrastare lo spauracchio comunista in Europa. La lingua ufficiale della Sicilia è l’inglese e alcune canzoni anti-americane, come questa dei Clash, sono rese addirittura illegali:

Negli stessi giorni in cui si consuma il rapimento di Aldo Moro in Italia, sono previsti dei festeggiamenti per il trentennale della Sicilia americana. Una band locale, nominata da una commissione,  affiancherà i Ramones sul palco della capitale Siracusa per un concerto celebrativo. I Dead Giulianos, gruppo punk del protagonista, vogliono essere quella band. Giovani punk in uno stato culturalmente debole e politicamente corrotto, i ragazzi si sentono soffocare nell’ambiente che li circonda (vi ricorda qualcosa?). La loro ultima speranza è vincere il concorso e suonare con i Ramones, per prepararsi a sfondare nel panorama musicale internazionale.

I sogni e le belle speranze da romanzo di formazione adolescenziale fanno eco al più celebre Jack Frusciante è uscito dal gruppo (stessa casa editrice) ma con più sottotrame riottose e meno melensaggine da terza media. Paurosi retroscena da thriller fantapolitico creano infatti un contesto di tensione crescente che esplode nel climax finale.

Per certi aspetti il libro mi ha riportato alla mente momenti della mia adolescenza, come quando ho anticipato la professoressa d’inglese nella traduzione di riot=rivolta grazie ai pomeriggi passati ad ascoltare, e questo cartone animato bellissimo, purtroppo poco conosciuto:


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