Hartal! – s/t

11Apr14

HARTAL! cover

“Fuga di mezzanotte” l’ho visto una vita fa. Fuori da qualsiasi polemica sull’etnocentrismo sensazionalistico del film, quello che mi piaceva di più era guardare degli hippy che erano partiti dalla pancia dell’impero (americano, europeo) e, a colpi di pace amore ed esplorazione della coscienza, erano finiti dentro la discarica del mondo. Non solo i rottami che vagano dentro la fossa dei malati di mente, ma anche, nelle scene iniziali, i fricchettoni che fumano e chiacchierano nei locali  dello spaccio: utopie fuori tempo e fuori luogo, andate a male, crollate nel posto sbagliato.

Il disco di esordio degli Hartal! mi suona così, come un’estate dell’amore guasta, dentro la quale si gonfia un inverno canceroso. Fuori ci stanno le nenie psichedeliche, le chitarre piene di delay che ammiccano a un oriente inesistente, a un esotismo che non sta da nessuna parte. Appena sotto questo genere di spaesamento c’è un’angoscia che pulsa sempre più forte, e si trattiene a stento. E’ soprattutto il basso, che comincia imitando i ricami psichedelici, ma li incattivisce, li preme sempre di più fino a strabordare. E poi c’è la voce, la cui insolenza è  relegata in un altro mondo, lontanissima e ovattata.

Provo a descrivere questo disco senza fare riferimenti alle droghe, che io e – penso – gli Hartal! ci siamo rotti il cazzo. E’ come stare dentro la dolcezza del dormiveglia, con il trillo della sveglia che suona incessante in sottofondo, sempre più molesto. Finché la pulsazione non è talmente forte da venire allo scoperto, in Chasing the beaver, dove il fremito punk domina tutto. Butto un nome a cazzo, non per descrivere ma per suscitare qualcosa: la prima volta che ho ascoltato il Pop Group ho avuto una sensazione simile – come se l’abito funk fosse squarciato senza tanti complimenti, e mostrasse un corpo devastato. Ecco: togliete il funk e mettete la psichedelia dai richiami esotici, lasciando la devastazione all’interno (seppur in maniera molto meno cervellotica e molto più fisica) (qualcun altro ha invece citato i Killing Joke).

Chiude tutto Ogoniland, che nei suoi dodici minuti riassume il tutto con aggiunta di sassofoni deliranti. A quel punto io ho perso del tutto la bussola dei riferimenti musicali e sparo nomi a casaccio: prendete i Goat e sottraete loro i Goat – l’ammiccamento alla danza, la simpatia e la voce femminile. Resta l’esotismo percussivo, ma stavolta virato verso IL MALE.

Il disco degli Hartal! esce per diNotte records, v4v e Indastria, e se volete lo scaricate gratis. Ha una copertina bellissima e un comunicato stampa di quelli, molto rari, che non respingono ma anzi:

Gli Hartal! sono in cinque, provano poco perché abitano lontanissimo, hanno idee diverse su tutto, ma
hanno registrato un album. Hanno un nome bangla, suonano la psichedelia e il punk di periferia.
Il primo LP degli Hartal! ha un nome originale: “Hartal!”, è stato registrato in presa diretta all’Hate Studio
dal monolitico Maurizio “Icio” Baggio e dentro ci puoi trovare tutto quello che vuoi.

Lo ascolto spesso, e quando finisce lo faccio ripartire.

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One Response to “Hartal! – s/t”


  1. 1 Above the Tree & Drum Ensemble du Beat – “Cave_Man” | mestolate

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