Quella morte che vive dentro te/ 7

28Apr14

Torna la nostra rubrica che cerca labirinti dentro le canzonette italiane. E, quando non li trova, li crea.

sciolgo le trecce ai cavalli (che poi sarebbe sciolgo le trecce, e i cavalli)

Per anni, le feste comandate mi hanno inflitto la consapevolezza della morte. Soprattutto per la loro natura di essere istanti da carpe diem, che però io non carpavo. Passavo ore di noia, convinto che presto l’ennesimo, deludente capodanno/ferragosto/pasquetta/salcazzo sarebbe scivolato via, lasciando corso a una routine giornaliera ancora più blanda, a una giovinezza che si sarebbe assottigliata. Poi a un certo punto ho capito che le cose non stavano proprio così, ma vabbè.

Mi ricordo una notte in particolare. Era ferragosto, e non avevo fatto ciò che avrei desiderato. Me ne stavo in piedi sulla spiaggia del mio paesino, cercando spazio per la mia solitudine mentre le persone con me si annoiavano qualche metro più in là. Era un buio ovattato, gonfio di umidità – la spiaggia semivuota; luci da festa di compleanno degli anni settanta arrivavano a stento dallo chalet accanto. La foschia sembrava soffocarle, e sembrava soffocare anche la musica che, nello chalet, qualche povero disperato stava ballando. Roba tipo Booooomba! (che per anni ho sentito come se fosse lo squillo di tromba della mia ultima battaglia, finché non ho finito per ballarla anch’io, a Siena, con qualche sottoposto di mestolate). A un certo punto hanno messo Balla di Umberto Balsamo. Quando uno dice “ancestrale” pensa a cose epiche, sacre o misteriose. Quel brano, dentro quella notte di nebbia, suonava ancestrale (e, come vedremo, anche un po’ misterioso), ma dava al termine una sfumatura di tragico patetismo. Mi sentivo imprigionato nel tempo, dentro una balera dell’aldilà in cui tutto si ripeteva all’infinito, e fantasmi ballavano Balla, qualcuno scioglieva le trecce, i cavalli correvano.

balla per me
balla balla
tutta la notte sei bella
non ti fermare ma balla,
fino a che
non finiranno le stelle
l’alba dissolva il tramonto
io non completi il mio canto
e canto te.

“non finiranno le stelle”:

800px-Clusone_danza_macabra_detail

Danza Macabra, Oratorio dei Disciplini (Clusone). Fonte Wikimedia Commons

Nella zona di Ragusa il folklore gronda di storie riguardanti patti con l’occulto, le fortune che potrebbero derivarne e le conseguenze spiacevoli che sorgono dal non rispettarli. Il termine truatura (qualcosa che può essere trovato) indica generalmente tesori – tesori spesso ancestrali, monete d’oro e antiche ricchezze nascoste dai mille signori che ci hanno dominati. Le truature appaiono soprattutto in sogno: vedi la particolare grotta in cui puoi trovare il tesoro, e ricevi in qualche modo le condizioni sulle regole da rispettare – andarci da solo a mezzanotte, per esempio. Nelle storie sulle truature che conosco, la cosa non va mai a buon fine: il predestinato rompe in qualche modo il patto e, nel forziere, trova lumache invece che monete d’oro. E’ incredibile come le storie di fantasmi e folletti, nel nostro folklore, non attengano tanto all’esoterico e all’occulto, quanto al più triviale materialismo (e forse, in una certa misura, è così ovunque).

Una sottofamiglia di queste storie aveva a che fare coi cavalli, bellissimi cavalli che, per la rottura del patto, venivano ritrovati l’indomani mattina con la criniera in trecce. Beh, per me Balla ha sempre avuto a che fare con quella storia. Sciolgo le trecce ai cavalli. Per di più Balsamo è siciliano, quindi non è che…?

Invece no. Non c’è nessuno, tra le persone che conosco, che abbia mai capito il testo correttamente. Tutti sentono sciolgo le trecce ai cavalli o sciogli le trecce ai cavalli. In realtà il pezzo dice sciolgo le trecce, e i cavalli corrono. Solo che ecco, quella virgola nella canzone non si sente. Ma vabbè, anche così, che cazzo vorrà dire?

E’ uscito il nuovo disco di Havah, “Durante un assedio”. Tra le canzoni c’è Saipan, composta interamente da riferimenti alla scena punk/hc italiana degli anni Novanta. In questo momento, un esercizio semiotico della mia mente malata identifica Saipan con Seitan. Il testo della canzone:

il tempo è zero ed io mi sento ancora come un pazzo, che urla a bocca chiusa
manca enfasi nella tua danza, tutti i detriti ed i frammenti della chiesa dei nervi
il culto della violenza
a testa bassa non siamo nulla, morire per è un privilegio, con ogni mezzo
a testa bassa non siamo nulla, morire per è un privilegio
fra poche scene truci e molto rumore non c’è nessuno schema
nessuna rappresaglia dopo la frontiera
l’inedia e la belligeranza
a testa bassa non siamo nulla, morire per è un privilegio, con ogni mezzo
a testa bassa non siamo nulla, morire per è un privilegio

Il disco è molto bello, ha una copertina molto bella; vorrei raccontarvelo ma ha già fatto tutto, benissimo, Neuroni.

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