Gazebo Penguins @ BonG AKA Traccia uno: analisi del testo

25Giu14

Sono tre anni e mezzo che non scrivo un live report serio (e non ho intenzione di smettere), più o meno da quando la gente sembra voler andare ai concerti per annoiarsi, quindi figuriamoci a leggere dei concerti:

A volte però, alcune azioni si fondono a significati che richiamano a delle sensazioni. Il BonG (Brianza on Grass) è un piccolo festival estivo che si svolge a Calco, in provincia di Lecco. Dal 2010 vecchi compagni di scuole medie e liceo cercano di portare un po’ di luce in fondo ad un tunnel ostruito da vicini spaccacoglioni che da sempre ostacolano qualsiasi luogo di aggregazione sociale e possibilità di espressione in una zona dalla densità abitativa di molto superiore alla media nazionale ed europea. Nell’edizione di quest’anno si sono viste la partita dell’Italia, dei cretini vestiti da cretini che mettevano musica di merda (per musica di merda si intende un mix del peggio degli anni Novanta, dagli Eiffel 65 alle Pornoriviste, seguendo una linea di sdoganamento del brutto di cui si è già parlato qui) facendo i cretini sul palco, un onesto Bassi Maestro e una tappa estiva del tour dei Gazebo Penguins.

E così, lo sapevo fin dall’inizio ma pur avendolo sotto agli occhi non lo avevo mai realizzato, “Raudo” dei Gazebo Penguins parla del tempo. Del tempo che è una miccia pronta all’esplosione.
A ben vedere – anche questo l’ho sempre saputo – tutta la musica riguarda esclusivamente il tempo. Il tempo e la morte. L’ho imparato dalla persona che mi ha insegnato a scrivere di musica. Ma non solo, anche “i Mondiali di Calcio hanno a che fare più con il tempo che passa che con gol e rigori” (cit.).

Nei testi di “Raudo” sono presenti dei riferimenti temporali in quasi tutte le canzoni. Inizialmente la presenza del tempo è vista come sintomo di noia e monotonia:

1. Finito il caffè

Da quando ho più tempo per me
non so più a chi prestare attenzione
resto ore a far colazione
e non so che ora è

2. Casa dei miei

A casa dei miei è sempre uguale

il Carnevale è sempre uguale
un funerale sempre uguale
anche il giornale è sempre uguale
un funerale a Carnevale

3. Difetto

Se mi passi il termine
siamo delle “generazioni”
con del tempo da perdere
e zero soldi da spendere
Se mi passi il gioco di parole
il tempo e i ricordi si perdono
una volta sola

4. Domani è gennaio

Ti prego non mi dire più
“Domani è un altro giorno”
I lunedì di maggio sono così da 8 anni.

Durante la progressione del disco, anche gli snodi temporali si sciolgono; prima all’indietro, verso l’adolescenza oggetto di critiche fuorvianti (es. la pressante anafora di ‘Quando’ in “Correggio”). Lungo questo percorso di maturazione, la svolta avviene con la traccia numero cinque: il tempo equivale a decisioni da prendere, scelte kierkegaardiane che sono autoescludenti come ghigliottine:

In Ogni scelta è in perdita sei davanti alla constatazione dell’ineluttabilità della mancanza, ovvero – marciando di nuovo sull’etimo – dell’impossibilità di essere-priva-di-lutto, “il tempo e i ricordi si perdono una volta sola”, una volta persi, non li ri-perdi più, come la morte, come un lutto. L’etimologia può stare sul cazzo, forse perché o la sai o non la sai. Il testo di Ogni scelta è in perdita nasce da lì: è uno sviluppo sull’etimologia della parola decidere, de+caedo, dove caedo si usava per indicare abbattere (legna o persone), tagliare, e anche sacrificare. La parola ceduo ci fa da pro memoria al proposito. Tutti questi riferimenti alla legna non son casuali. Scegli, quindi tagli via le possibilità che non scegli. Quindi perdi, e qualcosa ti viene a mancare. La parafrasi è una merda.

(Da quelli che ci hanno copiato il nome)

5. Ogni scelta è in perdita

Ho studiato il latino e non mi vergogno,
se vuoi ne parliamo, senz’alcun impegno.
Magari più tardi, magari tra un’ora, magari domani. Magari no.

6. Correggio

Quando rubavamo i frontalini delle auto ed in particolare
delle Mercedes
Quando prendevamo a calci i lampioni alla bocciofila
per farli fulminare
Quando abbiam smontato il dosso nella via del K2 per rimontarlo
due giorni dopo
Quando 15 anni fa avevamo 15 anni in meno
che bella età, i 15 anni.
Quando 15 anni fa avevamo 15 anni in meno
che bella età di merda i 15 anni

E non riavremo più questi quindici anni dopo i 15 anni

A partire da questo punto – in cui a trent’anni si riflette sui quindici anni “persi una volta sola e per sempre” – il discorso si proietta in avanti. Di quali quindici anni si sta parlando? A partire da quale “oggi” si costruisce la nostalgia? Ecco, quindi,  il tempo futuro dell’azione di “Trasloco”:

7. Trasloco

Avremo nomi di altre persone
sopra ai nostri campanelli
e le telefonate a chi viveva qui

Infine i piani temporali si mischiano:

8. Mio nonno

Cerca di non scordare che il sangue
si lava solamente con l’acqua fredda
E combattiamo lotte che ci scorderemo
tra un paio d’anni o forse più, e non vinceremo

Il tempo diventa memoria, la memoria si fa ricordo. Mancanza, elaborazione del lutto. Il lutto degli altri, dell’esistenza finita. Ribalzando indietro: “Questo è l’unico tuo difetto, che non ci sei più”
Ma ancora siamo qui, stiamo riascoltando:

9. Non morirò

Non morirò mentre registro questo pezzo e ne ho le prove  
visto che lo sto riascoltando adesso.
Non morirò il 27 di gennaio oppure il 12 di giugno,
o forse sì
[…]
Se avessi avuto un’ora di più o anche solo un minuto
non avrei fatto nulla di diverso
rispetto a ciò che ho fatto
Uno: i test per la patente
due: niente
e tre: un pianto
Se avessi avuto un’ora di più o anche solo un minuto
Avessi un minuto in più, anche solo un momento.

“Non morirò” non è solo una spinta all’immortalità del proprio prodotto artistico; è anche l’esorcizzazione della paura di morire, per un motivo squisitamente pratico: “se avessi avuto anche solo un minuto in più, non avrei fatto niente”.
Una volta afferrato questo concetto non rimane che la consapevolezza degli illuminati, quelli abituati a convivere sempre con la mancanza degli altri, e quindi forse a un certo punto saranno pronti per la mancanza di loro stessi. Anche se fosse oggi:

10. Piuttosto bene

Oggi mi sento piuttosto bene
Uo uo uo

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