CUORE AMORE ERRORE DISINTEGRAZIONE/1 . Il Cantico dei Cantici e l’omosessualità dai Klezmatics ai Black Eyes

05Ago14

Disclaimer: CUORE AMORE ERRORE DISINTEGRAZIONE è una nuova serie di mestolate dedicata alle canzoni d’amore. Di recente ho provato a pensare alla lista delle mie canzoni d’amore preferite, e mi sono accorto che – omessi i classiconi tipo Love will tear us apart e cacate simili – non mi veniva in mente molta roba. Strano, data la percentuale di canzoni d’amore sul totale dei brani pop. O forse non così strano, e per la stessa ragione: ci sarebbe da scrivere un libro su quanto il sentimento amoroso stesso sia stato reso ordinario e vuoto dall’immaginario della musica leggera.

Altra cosa di cui mi sono accorto è che le poche canzoni alle quali riuscivo a pensare avevano dietro storie interessanti. Quindi per almeno un paio di post racconterò qualcuna di queste storie. Contributi esterni sono ovviamente graditi.

In un paio di occasioni (qui e qui) ho accennato ai Black Eyes come a uno dei miei gruppi preferiti degli anni 2000. Nel libro “Non ti divertire troppo” Matteo Cortesi parla dell’omosessualità degli Husker Du, giudicandola in fin dei conti non troppo rilevante nella poetica del gruppo, perché lo stare male per amore è un sentimento universale. Io la penso diversamente. Sarà forse per una forma di voyeurismo, ma ho sempre sentito la sofferenza omosessuale, in musica, come più espressiva – in particolare quando si ricollega al sentirsi diversi, alieni, non accettati. Morrissey ha interpretato mille volte questo sentimento.

La poetica dei Black Eyes è molto influenzata da questo elemento. La scoperta del proprio corpo come di un corpo diverso è insieme scoperta di un’alternativa, culturale e politica (e quindi scoperta del proprio posto nel mondo), e allo stesso tempo è l’apertura di un baratro di disperazione. I testi del gruppo di Washington grondano una simile sofferenza. Nel brano Deformative sono arrivati a cantare la solitudine assoluta di un pedofilo. Al di là di quell’esempio, questo tipo di amore – come guerra, come veleno, come sollievo di un istante – è presente in quasi tutte le loro canzoni, e non c’è praticamente alcuna discontinuità con i loro testi più decisamente politici – quelli sugli indiani d’america, la violenza machista, il conformismo. Nel finale del testo di Holy of Holies questa cosa è evidentissima:

looking at the girls with boys’ hands
and the boys with girls’ hips
i never wanted to go home
preoccupation of my heart my eyes
my knuckles and my lips
i only want to go home now
work out my fingers and my wrists

 La canzone si apre con dei versi in yiddish:

kushn zol er mikh, kushn zol er mikh,
mit di kushn fun zayn moyl

Nel booklet si spiega l’origine di questi versi: “Yiddish lyrics adapted from Song of Songs by Lorin Sklamberg (Klezmatics) and pronounced dubiously here by Hugh; also contains paraphrases from Song of Songs”.

I Klezmatics sono probabilmente il gruppo più famoso del revival klezmer. Accanto al lavoro di riscoperta e divulgazione della cultura ebraica dell’Europa Centrale hanno da sempre infuso uno spirito socialista nella loro musica, e hanno fatto della lotta per i diritti dei gay e delle lesbiche una delle loro bandiere (lavorando anche, fin dai tardi anni Ottanta, accanto a organizzazioni per la lotta contro l’AIDS). Di più: hanno ripensato il patrimonio culturale ebraico in questa luce, ancorando il loro messaggio  alle fonti della cultura tradizionale alla quale si rifanno. Per esempio, nella loro rivisitazione dell’inno socialista yiddish Ale brider (“Siamo tutti fratelli”) cantano “Siamo tutti gay, come Gionata e Re David“.

La canzone Honikzaft è forse una delle prove più importanti in questo senso. Il brano è un adattamento dal Cantico dei Cantici di Re Salomone. Il Cantico dei Cantici è l’unico libro della Bibbia a spostare il tema dall’amore verso Dio all’amore tra un uomo e una donna, dove entrambi, oltretutto, sono rappresentati come soggetti desideranti. Il ritornello, che corrisponde ali versi iniziali della sposa, Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino, è riadattato da Sklamberg in modo da significare l’amore omosessuale.

I Black Eyes non risparmiano citazioni bibliche nei loro testi (l’album in cui è contenuta Holy of holies, “Cough”, si apre con i versi Who have eyes to see let them see/who have ears to hear let them hear) e influenze klezmer nella musica – fate caso, nel disordine totale del brano, alle melodie del sassofono. Nella loro versione, il Cantico dei Cantici “omosessualizzato” subisce un’altra svolta. E’ una canzone che glorifica l’amore, e nello stesso preciso istante ne prevede la distruzione, e la voglia di fuggirne. C’è un momento, nel brano, in cui, mentre Hugh, il primo cantante, cerca di allontanarsi da questo amore che lo distrugge, l’altra voce, Daniel, ne riafferma, urlando, la morsa:

I am broken as you want me to be
so sew my hand to your face
i do not feel possessed
but you are my owner
i am your possession
speaking words
i never thought i could
hear
truthfully a hand in the shape of a…
a shining path i could not remember
who i was
no emotion suitable
so i opened up my skin
i could speak no other
i could speak none but your
nam
e.

Il miele che dà il titolo a Honikzaft diventa subito amaro. Taste of honey/ Taste of salt, come cantano i Black Eyes in un altro capolavoro:

 

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