Jon Rafman – Mainsqueeze

23Set14

What if rocks are soft but tense up when we touch them?

Col solito tempismo, oggi parliamo di Mainsqueeze, il nuovo video di Jon Rafman pubblicato due mesi fa su DIS Magazine.

Il video è il secondo capitolo di una trilogia incentrata sui recessi del web, cominciata con il clip per Still life di Oneohtrix Point Never. Still life (betamale) era un collage di immagini disturbanti di feticismi online e delle loro implicazioni nella vita degli utenti (i betamales, appunto). Il video ha fatto un bel po’ di rumore: innumerevoli letture su siti musicali, artistici e non solo (noi non ci siamo sottratti). Ma ha anche suscitato un sacco di polemiche. Presentato sulla piattaforma 4chan (che di “recessi del web”, sottoculture più o meno chiuse, grottesche e feticiste, è un po’ l’alfa e l’omega), ha dato ad alcuni spettatori la sgradevole sensazione di voler attirare l’attenzione del pubblico ridicolizzando i loro segreti e le loro vite: “guarda che genere di pazzi ci stanno su internet!”. Altri, più banalmente, deridevano l’immaginario di mistero che Rafman costruiva attorno a realtà che la rete aveva da tempo ingoiato, digerito e sputato. Ancora più banalmente, il video è stato progressivamente bannato dalle varie piattaforme web che lo ospitavano, da Youtube in poi (è ora visibile qui). Una polemica più grave ha riguardato il “furto” di Rafman a danno di vari siti che da tempo esploravano e “compilavano” i repertori da lui saccheggiati per il suo video – una questione complessa, in seguito risolta attraverso la sezione “special thanks” postata sulla pagina di Still life.

Mainsqueeze è meno denso di Still life: assembla meno storie, che proprio per questo appaiono più martellanti e decise nell’attrarre e deviare lo sguardo dello spettatore (io ho visto il video in ufficio, guardandomi attorno furtivamente perché mi vergognavo). Come spesso accade nell’arte di Rafman, c’è una tensione tra la frenesia e un che di catatonico: guardate la lavatrice che impazzisce fino all’autodistruzione. Benché la materia sia nel complesso meno scioccante del video scorso, almeno un paio di sequenze sono tra le cose più raccapriccianti che abbia mai visto. Alcune soluzioni mostrano un po’ la corda, altre sono assolutamente geniali.

Poco fa ho scritto “scioccante”. Nella presentazione scritta da Domenico Quaranta per DIS Magazine c’è un cortocircuito che mi affascina. Prima riporta il parere di Rafman su 4chan:

I gravitate towards communities like 4chan because I see in them a compelling mix of attraction and repulsion. This ambivalence is reflected in the current cultural moment.

Poco dopo le parole di Rafman toccano il problema della condiscendenza nei confronti dei soggetti le cui vite sono evocate nei suoi video: “it is not about fetish tourism or shocking people about what exists in the dark corners of the net, rather, I am giving the sourced material a poetic treatment.”

Rafman non è stupido: sa che il suo video è scioccante per quasi chiunque, e sa che una delle forze di attrazione di opere simili sta nella curiosità morbosa che suscitano. Almeno due accostamenti tra musica e suoni, in Mainsqueeze, mi sono sembrati… disonesti. Una riguarda il campanello che suona, in lontananza, sotto l’immagine dell’uomo vestito da, credo, tartaruga che si dimena legato. Un’altra è la voce femminile che parla della madre, accostata in modo esplicito alle immagini che la accompagnano, come se le due donne rappresentate fossero la stessa persona. Queste suggestioni sembrano bussare a una porta, chiamare in causa il disgusto e il non-voler-sapere da parte dello spettatore (accadeva spesso anche in Still life, secondo me).

La categoria dell’Orientalismo viene utilizzata spessissimo, e spesso a sproposito, come se fosse intercambiabile con quella dell’esotismo. Anche noi abbiamo un po’ rotto le palle con questa storia dell’Orientalismo. Voglio farlo ancora un po’, allargando ulteriormente le maglie del concetto. Una cosa che colpisce, nelle critiche di Said, è il rapporto tra sapere e potere nella cultura orientalista: il conoscere – in modo sempre più approfondito, pedante, maestoso – l’Oriente era indistinguibile dal proposito di dominarlo: era un penetrare, un possedere, un “conoscere” in senso biblico il femmineo Oriente. Ma questo lavoro di conoscenza così puntiglioso e maniacale non si risolveva nella chiarezza, nell’empatia, nell’avvicinare quel mondo sconosciuto a noi. Tutt’altro: la sensazione è che quanto più l’Orientalismo conoscesse e catalogasse il suo oggetto (per dominarlo), tanto più ne riconfermava, volutamente,  il caos e il mistero irrazionale. L’Oriente è sempre alieno.

Che c’entra questo con Mainsqueeze? Secondo me c’è un sacco di arte che costruisce discorsi in modo simile all’opera orientalista: discorsi che nascondono più che svelare. Si potrebbe dire una cosa tipo “il video getta luce sui bassifondi della rete, e quindi sull’animo umano e sulla nostra epoca” (è un po’ la lettura di Quaranta, se non ho capito male). Ma quel “gettare luce” è ambiguo, mi sembra più un mantenere il segreto, costruire spazi di segreto. Che poi è una delle cose che cerco nell’arte e nella mia esperienza di vita. E anche, in fondo, il motivo per cui certe critiche all’Orientalismo non funzionano. Non si vive di sola empatia, del solo svelare i misteri, di sola luce. C’è una frase di Borges che mi piace tantissimo: “La soluzione del Mistero è sempre inferiore al Mistero. Questo partecipa del soprannaturale e finanche del Divino; la soluzione del gioco di prestigio”. Il punto forte di una cosa come Mainsqueeze è che il fuoco del “conoscere per creare mistero” non è uno strumento per dominare gli altri, ma è rivolto verso noi stessi: noi siamo l’Oriente.

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3 Responses to “Jon Rafman – Mainsqueeze”

  1. 1 uncanideprofumato

    ciao, mainsqueeze lo avevo visto a suo tempo e comunque concordo che i suoi collage spingano a riflessioni su se stessi e l’umanità in genere (la scena finale dei tipi in piscina mi ha incastrato pe un po’).
    Comunque Rafman sempre interessante, tipo io mi sono innamorato di nine eyes, il virtuale per raccontare il reale (che poi questo è un aspetto che torna spesso nei suoi lavori) e bo, viva le seghe mentali.

    • 9eyes piace tanto anche a noi, e sottoscrivo il tuo commento sul rapporto tra virtuale e reale. C’è inoltre, secondo me, una similarità “tecnica” tra gli ultimi due video e 9eyes: cercare immagini perse in un flusso sterminato, e giocare sull’ambivalenza tra la loro poesia e il loro squallore 🙂


  1. 1 Eva e Franco Mattes – Befnoed | mestolate

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