Gipsy Kings

01Ott14

10) Ho passato tutte le mie estati in un paesino di mare che si chiama Punta Secca. Questo qui:

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Punta Secca è diventata famosa perché ci girano Il Commissario Montalbano. La casa del commissario è lì, nel centro della foto.

Questa cosa di Montalbano confonde la mia concezione del tempo e dello spazio. Ogni tanto ho la sensazione che si tratti di fatti recentissimi – eppure, se ci penso, la serie tv esiste da almeno quindici anni. D’altro canto, Montalbano ha trasformato Punta Secca in modo assoluto e ineludibile: il cartello all’ingresso dice “Casa del Commissario Montalbano”, a due passi c’è un ecomostro che si chiama “Borgo Vigata”, e da lì in poi non c’è un angolo che non strizzi l’occhio alla serie in un modo o nell’altro. Montalbano è, per gran parte, l’identità stessa di Punta Secca, la storia che il paese racconta a se stesso. Di conseguenza, non  riesco a ricordarmi come fosse prima, quando non c’era questo hype internazionale, né i turisti che ti chiedono dove sia la casa pur avendola davanti; quando le arancine si chiamavano arancine e non arancini. Per me è come se Montalbano ci fosse sempre stato. Quale storia raccontava, prima, Punta Secca a se stessa?

9) I ricordi sono confusi, ma ho in mente almeno una serata di hype pre-Montalbano. Non proprio hype internazionale, ma insomma. Saranno stati i primi anni Novanta, e c’era elettricità nell’aria. Manolo avrebbe suonato a Punta Secca.

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Manolo, proprio lui, l’ex cantante dei Gipsy Kings, uscito dal gruppo perché – così mi disse qualcuno degli adulti, “si erano bisticciati”. Già il nome evocava un turbine di passione gitana, di libertà selvaggia, di montagne scalate a mani nude e financo film pornografici. Un evento di portata definitiva, pari a cose tipo Edoardo Vianello o Marco Carta alla festa del patrono, ma con un twist internazionale – i Gipsy Kings, all’epoca, erano un gruppo importantissimo, e collezionavano Grammy Award come se piovesse. Ricordo pochi dettagli di quella notte, tra i quali molto nitidamente, una ragazza che esclamava CIOE’ MA E’ LUI!  E, sebbene ricordi poco, so che quella fu una delle notti che hanno costruito il mio concetto di notte, spaventosa emozionale e indimenticabile. Questa concezione della notte è una delle fissazioni infantili dalle quali non riesco a separarmi.

8) E mentre il re dei gipsy scatenava sul palco la sua musica caliente, gipsy meno reali e più realistici vendevano palloncini, stipati fra la folla. All’epoca non li consideravo – col pressappochismo di oggi – zingari; per me erano semplicemente i bambini dei palloncini, tra le prime figure di alterità con le quali ho dovuto misurarmi. Erano bambini come me, ma non lo erano. Chi erano, appunto? Da dove venivano? Dove andavano quando non vendevano i palloncini? Tutt’ora i venditori di palloncini, gli zanni (zingari nel mio dialetto – e chissà se sono davvero zingari, oppure) delle fiere sono figure che mi affascinano. Chissà come funziona l’economia sotterranea dei palloncini, l’aggiornamento alle ultime mode (chessò, Spongebob qualche anno fa, Ben Ten di recente), la rete dei fornitori, i viaggi in giro per la Sicilia. Esistono, dalle vostre parti, i bambini dei palloncini?

Figure dell’alterità pari ai misteriosi bambini delle giostre. Una volta, alle elementari, uno di loro aveva frequentato brevemente la mia scuola. Nel suo caso l’alterità cominciava dal nome: si chiamava Filadelfio.

[Un annetto fa, durante la festa di San Giuseppe, ho assistito a un clamoroso esperimento di marketing: alle bancarelle mobili dei palloncini non stavano più i bambini dei palloncini o le loro madri sciupate, bensì delle adolescenti molto fighe]

7) Il ciclone di Manolo andò via, lasciando come strascico cassettine nella collezione di molti miei vicini di casa. Su questa cosa non ci metterei la mano sul fuoco, ma mi pare che qualche estate dopo arrivò un altro esule dei Gipsy Kings. L’anima gitana e il suo marchio di leggenda ci perseguitarono ancora per un po’, in una serie di pallide imitazioni dall’utilità marginale sempre più scarsa, culminata (in negativo) con qualche terribile band che suonava il panflute.

Mato Grosso - Italian Pan Flute - Back

[Ora, visto che parlavo di utilità marginale, mi chiedo. Il mercato è un’entità razionale, e punirebbe i fenomeni che non vendono facendoli scomparire, o almeno rendendoli sotterranei. E invece sono trent’anni, trent’anni che mi sento circondato da bancarelle latinoamericane di merda che vendono le cassette e i cd di panflute: quelli con le basi midi di pezzi tipo Claudio Baglioni o Shakira e il panflute che suona la melodia vocale. Questo può voler dire soltanto che qualcuno, quei fottuti dischi, li compra. E non devono essere nemmeno in pochi. Ma chi, chi li compra? Chi, porco dio?]

6)  Lo spirito di quella notte, lo spirito di Manolo, mi ha hauntato per tutti questi anni. Non è vero: me l’ero completamente dimenticato. Mi è riapparso davanti qualche sera fa, e allora ho preferito vederci chiaro. Mi sono bastate ricerche superficiali per scoprire ciò che sapevo, intimamente, sul mio passato e sul luogo sfigato dal quale provengo, e cioè che Manolo non è mai stato un membro dei Gipsy Kings. Di più: c’è da tempo una causa tra lui e la band, data l’impostura. Impostura che continua beffarda: è del 2014 lo scandalo di Montesilvano, in Abruzzo, dove Manolo era stato chiamato come principale attrazione della stagione estiva, con grandi spernacchiamenti alla giunta comunale. Leggetevi quest’intervista straordinaria, vi prego.

5) (In questo video si dice che Manolo è stato premiato dalla critica quale miglior chitarrista europeo)

4) Del resto, pare, impostori che si spacciano per i Gipsy Kings ce ne sono parecchi. Sulla questione vorrei tramandare ai posteri quanto scritto tra le F.A.Q. di questo fansite dei Gipsy:

I’VE HEARD OF THEM PLAYING AT A SMALL CLUB OR RESTAURANT. IS THIS TRUE?

Beware of imposters! There have been many instances of other musicians posing as, or being billed as, the Gipsy Kings…but they are not the REAL Gipsy Kings. Again, your most reliable source of concert information is the GipsyKings.net web site.

E alle splendide parole del vero cantante, Nicolas Reyes, riportate sull’intervista del Fatto Quotidiano: “Ci sono dei gitani che si spacciano per noi”.  

3) Di cosa dovrei stupirmi? E’ da una vita che, a Punta Secca, vengono centinaia di eredi di Claudio Villa e rampolli dei Casadei. Per non parlare dei Circhi Orfei.

2) In effetti, c’è stato davvero un membro dei Gipsy Kings che ha abbandonato il gruppo nei primi anni 90: Chico Bouchicki. Chico, di origini marocchine e algerine, ha una storia incredibile (che copio pari pari da Wikipedia): suo fratello, Ahmed, faceva il cameriere nella città norvegese di Lillehammer quando il Mossad lo uccise scambiandolo tragicamente per Ali Hassan Salameh, il “principe rosso”, ai vertici dell’organizzazione Settembre Nero, responsabile tra l’altro del massacro di Monaco. Pare che Chico abbia suonato agli accordi di Oslo, e questa cosa se ci si pensa bene è da lacrime agli occhi.

1) Per il resto, che dire? Questo articolo non sdoganerà i Gipsy Kings. Che sono tra i pochi ancora da sdoganare: troppo archiviati nell’immaginario collettivo per ottenere una qualsivoglia coolness, troppo vibranti e solari per essere equiparati a semplice musica da sottofondo delle nostre vite – e quindi, appunto, sdoganati come hauntology e vaporwave e cazzi e mazzi. Sono sicuro che là fuori ci sia un sacco di gente alla quale Bamboleo o Djobì Djobà fanno battere il cuore. Mi arrendo a questa consapevolezza, e mi godo il fascino romantico di questo video:

 

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