DIYSCO – Un’intervista

22Ott14

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La prima cosa che noti, se entri in contatto con DIYSCO, è il suo slogan – Support your local scene. Sono parole vecchissime, e suonano banali praticamente ogni volta che qualcuno le chiama in causa. Ma qui diventano un’altra cosa, producono un senso bizzarro di differenza: dopotutto, sei davanti a un social network musicale – roba che di solito si presume globale, impersonale e in rampa di lancio verso i cieli dello starsystem.

DIYSCO (DIY più Discovery) è una piattaforma recentissima, dedicata alla musica indipendente italiana. Le sue funzioni replicano in versione virtuale le dinamiche e le infrastrutture delle scene locali: il banchetto sul quale il gruppo vende le sue cose, la fanzine/blog, il forum/messageboard, persino un servizio di car sharing. Per questo motivo, se funziona, si rivelerà una piccola svolta nel modo in cui il do it yourself è immaginato dentro i cambiamenti attuali dell’industria discografica – il declino del mainstream, il crollo delle vendite e tutte quelle cose di cui  abbiamo parlato spesso e volentieri.

Per il momento, ho cercato si saperne di più parlando con i ragazzi che stanno dietro al sito.

Che cos’è DIYSCO?

DIYSCO.com è un social network autoprodotto dedicato alla musica indipendente italiana. Per il momento abbiamo circa duecento band iscritte. L’idea è quella di dare ai gruppi prima di tutto uno strumento utile, sul quale poter rendere disponibile il proprio merch e la propria musica, creare relazioni e fruire di contenuti prodotti dalla redazione del blog. L’ottica di partenza, quindi, è un po’ meno incentrata sull’entertainment e più sull’utilità nell’ottica delle band, perché chi ha creato e contribuito alla creazione di DIYSCO sono musicisti indipendenti tra i 25 e i 30 anni.

Qui di solito ci chiedono”Ma a cosa serve DIYSCO se c’è già Bandcamp?”.

Beh, su Bandcamp non ci organizzi i tour o il car sharing…

Sì, ci sono parecchie differenze. DIYSCO non ha un’ottica “worldwide” nativa: ogni release di DIYSCO sarà sempre dedicata a una singola nazione, quindi ogni Paese avrà la sua piattaforma (si spera). Questo perché, come dicevamo al Fatto, se il contenitore è troppo grande si tende a perdere determinate sfumature e a favorire realtà che hanno la “fortuna” di appartenere a città di maggiore rilievo.

Mi sembra chiaro che per voi il fruitore “tipo” di DIYSCO non sia il consumatore casuale di musica, ma qualcuno che ha interesse a supportare una scena. Avete in mente un rapporto tra ascoltatori e musicisti diverso rispetto a ciò che succede sulle altre piattaforme?

La nostra volontà è prima di tutto quella di aiutare le band ad avere una pagina un po’ diversa dal solito, inserita in una sorta di network a “Km 0”. Nel frattempo stiamo cercando di creare features che portino gli ascoltatori a fruire sempre più spesso della musica presente sul network. Diciamo che ci piacerebbe stimolare il senso di appartenenza da un lato e la voglia di scoperta dall’altro: i network, in genere, del senso di appartenenza se ne sbattono. Ogni città, in Italia e penso nel mondo, ha un proprio micro-cosmo musicale. in alcune città in particolare l’impronta della scena è molto marcata: guarda ad esempio Torino con l’HC, o le città emiliane con l’indie. Ecco, la mission è dare risalto a queste sfumature in primis, portandole poi all’attenzione di un pubblico nuovo.

E dal lato delle band, quali forme di relazione può agevolare DIYSCO, senza trasformarsi in un veicolo di spam reciproco come il MySpace dei tempi d’oro?

Per ora c’è una semplice “top friends”, una specie di supporto reciproco embrionale, ma stiamo lavorando su questo aspetto perché lo troviamo centrale. Dal 2015 potranno registrarsi al sito anche professionisti del settore e realtà come studi di registrazione, videomaker, fotografi. Il concetto di network sarà interessante quando vedrai che la band x si relaziona con lo studio y e il fotografo z. Tra queste realtà c’è una chimica che le persone possono vedere nella produzione della band. È bello sapere che pedali usa Dave Grohl, no? E sarà bello anche vedere dove le mie band preferite registrano, con chi lavorano, come si relazionano tra loro…

Si tratta di un concetto molto più grande di quello che DIYSCO è al momento, ma è il motivo per cui stiamo lavorando 18 ore al giorno. Ci siamo dati tempo. È importante considerare sempre che tutti i grandi network all’inizio erano (come siamo noi ora) una versione beta con 1/100 delle funzioni che hanno adesso.

Nell’intervista al Fatto dite cose molto interessanti sul mito del “rock emergente”:

Lo scopo della piattaforma non è quello di fare emergere: non è necessario dover emergere per valere come artisti. L’emersione è un concetto sopravvalutato, fomentato dai talent show. Secondo noi prima di tutto è importante favorire il diritto all’esistenza di un artista aiutando la micro-economia che gli permette di pagarsi le spese per poter suonare ed esprimersi nel miglior modo possibile. L’eventuale popolarità dipenderà da tanti fattori non governabili semplicemente da un social network.

Mi sembra un approccio opposto a quello diffuso in una certa parte del mondo indie italiano, per il quale “indipendenza” è una forma di self-marketing

Non siamo nella posizione di giudicare l’approccio delle band alla musica: siamo un social network, e il nostro compito è quello di offrire un servizio. Ogni band può decidere di sfruttare un network come vuole assecondando la propria visione della musica. Inoltre, la redazione e chi lavora a DIYSCO è composta da persone diverse, ognuna con opinioni probabilmente diverse al riguardo.
La popolarità che qualcuno cerca o ottiene non dipende di certo da un singolo social: è una scelta della band e deriva da un insieme di fattori. Noi vorremmo dare una possibilità in più alle band per far vedere il prodotto del proprio lavoro artistico in un certo modo. Se riusciamo a far vendere 5 dischi in più all’anno ad ogni band la nostra missione è compiuta! Poi tutto il resto dipende dalla band…

E’ interessante come l’idea di DIY sia cambiata attraverso i mutamenti dell’industria discografica. Ormai fare un disco è relativamente facile, e la vecchia e rassicurante spaccatura major/indies ha meno senso di esistere perché le label stesse perdono peso, l’industria è in crisi ecc. Allo stesso tempo mi pare che, quando si parla di distribuzione e piattaforme social, i gruppi indipendenti di oggi non si pongano gli stessi problemi che vent’anni fa si sarebbero posti di fronte alle major. Penso a Spotify, Itunes e simili. DIYSCO è la prima piattaforma di cui ho notizia che si pone esplicitamente come “do it yourself” (non so se un discorso simile possa applicarsi a Bandcamp o a Soundcloud). A parte la diversa funzione, come vi ponete di fronte a quei canali?

E’ giusto mettere nel contesto appropriato qualsiasi concetto relativo alla musica. Oggi è oggi…
La cosa che ci fa sorridere è vedere come le band siano molto attente ai nostri “termini di servizio”, forse una delle pagine più visitate (GIUSTAMENTE) del nostro sito, mentre tante volte ci si iscrive sulla fiducia a piattaforme con 130 pagine di clausole solo perché in quel momento sono alla moda. Altra cosa che fa sorridere è quando le band ci chiedono “ma posso linkare Bandcamp nella descrizione dell’album e nel link di download?”. Certo, anzi! Noi ci poniamo come aggregatore, non solo di interessi e di persone, ma perché no, anche di funzioni. Quello su DIYSCO è una specie di profilo open source, infatti se osservi bene le componenti vedrai che non ci vergogniamo ad utilizzare servizi già presenti e diffusi sul web come Disqus, oppure Muut sul forum. Esistono già e funzionano bene, perché non dovremmo usarli? Noi manteniamo un’apertura a tutto quello che di buono c’è sul web… E non solo, scambiamo relazioni con altri blog, webradio ecc. Il protezionismo genera solo chiusura e alla lunga provoca una specie di effetto-casta.

Oltre a essere un social network, DIYSCO ha anche un lato “giornalistico”: c’è il blog, le band consigliate… Non è un contenitore anonimo, ma dice la sua. Come si relazionano queste due funzioni?

Esatto: DIYSCO ha una componente social e una componente blog. Una visibilità di base è garantita a tutti: se ad esempio usi i filtri-città vedrai tutte le band. Dall’altro lato c’è una logica redazionale diversificata e basata su rubriche indipendenti. È come se avessimo cinque blog diversi: ognuno potrebbe esistere come blog a sé stante. Le rubriche sono:

OPEN GARAGE: rubrica – contenitore aperto, principalmente incentrata su artisti “veterani” che hanno qualcosa da insegnare, oppure realtà DIY creative in ambiti diversi ma vicini alla musica.

FEWMINUTES: indie rock e dintorni.

FASTFORWARD: hardcore, punk, metal e tutto quello che c’è di veloce o pesante.

NEWCOMERS: emergenti.

BANQUET (da novembre): etichette indipendenti e dintorni.

Quindi si cerca di dare uno strumento a tutti, ma ovviamente la scelta dei contenuti del blog dipende dai gusti e dalle valutazioni di una molteplicità di persone. A breve cercheremo di dare vita ad un format di interviste video… spero di trovare il tempo!

DIYSCO funzionerà anche come label, giusto?

L’idea di base è di destinare una parte degli introiti alla realizzazione di compilation, e impiegare piccole somme come contributo/sponsorizzazione di produzioni indipendenti di band iscritte. La prima cosa in questo senso è stata il contributo agli Antimonitor: abbiamo il logo sul packaging e gli abbiamo pagato un tot di copie, e in più li supportiamo a manetta sui nostri canali. La prima vera uscita 100% DIYSCO sarà “DIYSCOMPILATION #1”, una compilation HC autoprodotta, licenziata con creative commons. Sarà in download gratuito, e ne stamperemo 300 copie, disponibili solo ai banchetti o sui profili DIYSCO delle band coinvolte.

DIYSCO è sostenibile economicamente? Da dove arrivano i soldi?

Vuoi sapere il modello di business? Perché le persone quando non sanno come vuoi fare i soldi pensano che le stai inculando 🙂
Il progetto è stato autofinanziato. In tutte le start up di cui ho sentito parlare il primo step è selfmade; poi si cerca di essere aiutati dando valore e credibilità al progetto. Noi, anche se sembra assurdo, stiamo cercando di fare il percorso di un normale sito di musica, e cioè dare vita a una raccolta pubblicitaria non troppo invasiva che permetta di mantenere la struttura, in modo che rimanga gratis per le band.

Al momento, ho notato, sul sito è possibile dare un’occhiata al merchandising delle band e “scegliersi” un disco o una maglietta, notificando al gruppo l’intenzione di comprare l’articolo. La transazione commerciale, però, avviene a parte, a tu per tu coi musicisti. Pensate di integrare una funzione “carrello” che permetta di acquistare direttamente su DIYSCO?

DIYSCO nasce per essere un banchetto online e sarebbe bello se riuscissimo a mantenere la dimensione del banchetto. Quando tu, a un concerto, vai a comprare al banchetto parli con la band, contratti, gli fai mille domande. Ci piace che uno possa parlare col chitarrista del gruppo, e metterci dentro qualcosa che va oltre il “paga”. Magari è più scomodo, anzi, sicuro. Però cazzo hai parlato con un essere umano! Magari lo becchi al prossimo concerto e si ricorda di te… non sei il numero di transazione di un cazzo di ecommerce. Oltretutto, in questo modo, fanculo alle commissioni!

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