Mark Lanegan Band – “Bubblegum” (2004)

17Dic15

 

 

 

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Sto scrivendo la recensione di “Bubblegum” a memoria, senza riascoltarlo, aspettando in un bar.
È la prima volta che mi capita.
“Bubblegum” mi ha fatto scoprire Mark Lanegan, o forse viceversa, il grunge e gli Screaming Trees e una bellissima pubblicazione sulla scena di Seattle mi hanno fatto scoprire Mark Lanegan e Mark Lanegan mi ha fatto scoprire “Bubblegum” e PJ Harvey.
Ma soprattutto “Bubblegum” mi ha fatto passare interi pomeriggi alle superiori sotto le coperte con le cuffie grandi a dimostrare che c’era una vita, a riassorbire tutte quelle ore buttate nel cesso da quando mi dovevo svegliare alle 7 del mattino con il cagotto e aspettare il pullman per arrivare a scuola con la diarrea, far passare 6 ore e ritornare a casa a dormire.
Alla fine è tutto quello che volevo dire di “Bubblegum”, perché tutto il resto che mi ricordo è il ritornello di “Hit the city”, il riff martellante di “Methamphetamine Blues” e la depressivissima intro di basso di “When your number isn’t up”.
Un disco bello nero, per sprofondare nel sonno.

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