Marnero – La Malora (2016)

26Dic15

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Un pendolo batte quattro rintocchi, poi perde un colpo, c’è una frazione d’istante di silenzio,e poi un rovesciarsi disumano.

In quella frazione d’istante, dal 2013 a oggi, i Marnero sono diventati il miglior gruppo rock italiano. Ci hanno traghettati da nessuna parte, ognuno per sé, e più di un Sopravvissuto si è lamentato di non riuscire a vedere nessuno spiraglio dentro quell’individualismo letteralmente disperato, nessuno spazio per il noi. Così, a questa nuova tappa, i Marnero hanno fatto incontrare i Sopravvissuti. Ciascuno dei personaggi della Malora è diversissimo, ma sono tutti il protagonista dello scorso album. Il punto d’incontro è la terraferma, che non è ferma per un cazzo. E’ una taverna alla fine dei mondi: un luogo di riparo, allo stesso tempo, un luogo da cui fuggire a gambe levate, un luogo che fugge a gambe levate. La sensazione centrale che mi dà questo disco sta proprio dentro la taverna: l’ambivalenza tra il calore dell’incontro e il bisogno impellente di scappare, l’incombere del terrore.

(non ho letto il libro omonimo di John D Raudo, ma nei due capitoli disponibili in anteprima, benché debba concedere che Raudo non è uno scrittore, quella sensazione diventa quasi fisica)

E’ un periodo in cui mi sembra che molti critici compongano le loro playlist dietro un’attenzione maniacale per cosa racconti meglio il nostro tempo: come rendere il presente immediato senza appiattire la sua frammentazione? Tutta l’attenzione verso PC Music e accelerazionismo viene da là, e c’è qualcosa nascosto tra le pieghe dell’Italian Okkvult Psychedelia, dietro i suoi apparenti richiami temporali, che urla 2015 a gran voce. Dopo aver detto ai Marnero che la loro musica non è nuova, mi sono fatto un’altra idea: in nessun modo La Malora si può considerare un disco che spinga avanti un qualche progresso del rock pesante. Quello rimane, al di là di ogni dubbio, impantanato dieci anni fa. Fedeli a ciò che dicono, i Marnero operano uno scarto: non si spostano avanti, ma di lato. Fanno qualcosa che rappresenta una parentesi nella scena di cui fanno parte, ed esprimono qualcosa che non parla del 2015 più di quanto possa parlare del 1205 o del 2501. Prendono le musiche più grezze del mondo e ne gonfiano il respiro a dismisura. Fanno del punk un suono magniloquente, la colonna sonora di un nerissimo film di pirati (è in quella direzione che muovono gli arpeggi e i crescendo, più che verso il post-rock o verso gli Isis). Non si fanno mancare nulla, tra archi, fiati e un campionamento del tassista che va a Terni – evidente PLAGIO di un artista a noi caro.

Ci sono scariche di violenza, istanti di dolcezza, momenti che mi aprono il cuore e momenti che me lo strappano dal petto. C’è un paio di istanti che non riesco ad ascoltare senza alzarmi in piedi – e c’è La sparizione, capolavoro assoluto dell’album.

La Malora mi piace meno del Sopravvissuto. Si perde, rispetto a quel capolavoro, l’alchimia perfetta di brutalità e costruzioni catchy – quelle architetture di assonanze e rime baciate che trasformano il biascicare degli Slint in una filastrocca, in un uovo di Colombo. Quelle soluzioni sono presenti nella Malora, ma il disco è talmente carico da renderle meno fluide. E lo stesso discorso si può applicare al concept: troppo simbolismo, troppe parole in maiuscolo; manca un po’ il modo in cui il naufragio esistenziale del Sopravvissuto si incollava alla vita di ognuno (anche se forse dovremmo piantarla di giudicare l’arte attraverso questo parametro). Per di più, la voce è un po’ soffocata nel mix, ed è difficile immergersi nell’ascolto tenendo costantemente d’occhio la dimensione narrativa.

Però pochi cazzi: i Marnero sono i Marnero, la loro capacità di scrittura non si trova da nessun’altra parte, ed è ormai caso più unico che raro che un disco mi ossessioni, mi venga a cercare nell’esatto momento in cui lo cerco, lo inseguo, ci entro dentro con la voglia di esplorarlo.

Ora che hanno esaurito la Trilogia del Fallimento, rimango in attesa della Trilogia del Successo. La classifica di The Quietus; I Marnero twittati da Saviano; Raudo sulla copertina di Pulp; Zerocalcare che lo intervista sul Venerdì di Repubblica discutendo della condizione dei Centri Sociali; un disco solista di nome Cum grano salis; e poi i Marnero trionfalmente a Sanremo che, nella serata delle cover, suonano Il Galeone con Lili Refrain alla voce.

La Malora esce per Sangue Dischi, Escape from Today, To Lose la Track, Shove e Fallo Dischi. Potete anche scaricarlo gratis.

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