Melt-Banana @ Robot, Budapest 11/10/2017

15Ott17

Le domande principali di una piacevole serata, da uscire senza giacca a metà ottobre:
Finirà come Australienazioni?
Pure qui nel Quarto Reich c’è gente che ascolta musica “alternativa”?
Un tunnel scavato nella roccia, qualche manifesto del tour – “Area: South & East Europe”. Un locale semivuoto, che conterrà si e no 50 persone. Piano piano i volti diventano più famigliari: l’immaginario è generalmente black metal / bikers ma ci sono anche persone adulte+, ragazze sole, spunta una maglietta dei Magma, addirittura una dei Mombu.
Per la cronaca ad aprire i finlandesi Nyos, che fanno un bel casino, suoni parecchio doom ma ritmi post-rock in contrattempo tipo Sleeping People.

Poi arriva il turno dei giapponesi. Per dieci minuti buoni c’è un fischio sul palco che non si capisce da dove provenga, ma in qualche modo se ne va. Yako si agita come una scheggia impazzita, brandendo un controller MIDI che sembra un joypad tutto colorato, collegato al computer dietro un muro di amplificatori. In qualche modo fa partire le basi, basso e batteria elettronica sparatissimi, e manda un sacco di effetti ultradistorti in delay. Aggiunge rumore alla chitarra di Agata che sembra già una spada laser. Sembra di dire manga & samurai ma l’immaginario a cui i due (rimasti in due dopo la dipartita nel nulla della bassista Rika Hamamoto, probabilmente traumatizzata dagli eventi di Fukushima) è proprio kawai. Lui con la mascherina sulla bocca, lei coi capelli indietro e le scarpe argento rialzate.

Eppure i Melt-Banana hanno un suono che spettina letteralmente. Dopo due canzoni un jack inizia a scivolare dal soffitto per l’urto sonoro; verso la metà del set parte un pogo violentissimo con gente che cade di faccia sul palco e un ciccione che continua a girare in tondo spostando tutti.
 Suonano per un’ora filata, tutto rapidissimo. Ci si chiede se batteria e basso umani possano raggiungere quella velocità.
Il set contiene gran parte del settimo e ultimo disco Fetch (ormai datato 2003), ma anche una serie  di “short songs” e delle fantastiche cover di Uncontrallable Urge e What a wonderful World:

Esco davvero rimbombato, le orecchie mi fanno male per tutto il giorno dopo. Ma in fondo siamo solo dei bambini:

You’re now on the road in the US. Will you be killing any deer this time? (Bambi’s Dilemma was named after a tour incident involving a deer on the road. It didn’t end well for the deer.)
Agata: If you interview other bands that lost a member in a car accident or something, would you ask them who will die on their next tour? Hitting that deer was not a fun experience. But there’s always a next time.
Yako: “When we hit that deer, I was really upset and sad, and I don’t want to even imagine another accident.

 

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